Campania, quel posto di navigator congelato e i sogni calpestati: «Costretto a lasciare l’Italia e i miei figli ‘speciali’»

di Roberta Miele

«Aspirante navigator n. 471»: così si firma Raffaele Annunziata nella lettera inviata al presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca. Se la questione tra ente regionale ed Anpal non verrà sbloccata, il vincitore della selezione sarà costretto il 19 settembre a volare su un aereo diretto in Irlanda. Una decisione sofferta, quanto necessaria per una situazione che definire complessa è un eufemismo. Raffaele, 51enne di San Valentino Torio (in provincia di Salerno), lavora da dieci anni in Irlanda per una multinazionale che vende pubblicità. In particolare, si occupa del mercato italiano e svizzero. «Potrei definirmi “a lucky guy”, un ragazzo fortunato», racconta, «se non fosse che dovrò lasciare mia moglie e i miei due bimbi speciali di 7 e 3 anni». Raffaele infatti da quattro anni fa su e giù tra Italia e Irlanda, sei mesi di lavoro e sei mesi ad accudire i suoi figli che necessitano di attenzioni e terapie particolari.

Terapie che Oltremanica, dopo estenuanti ricerche, non è riuscito a trovare. «Avessi trovato i terapisti necessari, avrei cominciato lì», ma non è stato possibile. Di qui la decisione di far vivere i bambini in Italia insieme alla moglie, con cui prima lavorava nella stessa azienda e adesso del tutto impegnata dai figli. «Per la legge irlandese ho diritto a due anni per l’assistenza ai miei bimbi, per cui ho frazionato i miei 24 mesi in quattro semestri». Le terapie per i bambini assorbono soldi e tempo. Tanti soldi. Durante il semestre che passa in Italia, il 51enne riceve un sussidio di 220 euro mensili, a fronte dei 300 euro settimanali che gli servono per pagare le cure, completamente a suo carico, «nonostante la legge 134/2015». Negli ultimi mesi, «nel poco tempo e con le poche energie che ti lascia il prenderti cura di bambini bisognosi di attenzioni speciali ho provato a trovare un lavoro per restare accanto alla mia famiglia e ho lottato per ottenere dall’Asl le terapie congrue per i miei bimbi, quelle previste dall’Istituto Superiore di Sanità».

L’impasse lo costringe a ripartire perché «sono finiti i soldi». È disperato Raffaele. Adesso che dopo un «calvario di quattro mesi» fatti di ricerche, finalmente ha messo su un ‘team’ di terapisti che possano fornire assistenza ai figli. Portarli in Irlanda peggiorerebbe solo le cose perché non avrebbero l’assistenza di cui necessitano e poi lì «il sistema scolastico ricalca quello anglosassone, quindi mio figlio finirebbe in una classe con altri bambini con lo stesso problema, condizione che non aiuta il miglioramento». E poi cambiare paese comporta barriere linguistiche che peggiorerebbe ulteriormente la situazione, «un grosso problema». Ecco perché Raffaele ha provato la strada della ricerca di un lavoro qui, nella speranza di restare accanto alla moglie e ai figli. «Ho cercato e ho trovato offerte da 900 euro al mese, mi sono sentito dire “inizia tu con la partita iva”, ma non sono in grado di intraprendere certe soluzioni, ho esigenze specifiche e complesse». Alla fine si è presentata «l’unica occasione congrua»: la selezione a navigator, venti mesi di lavoro che gli avrebbero permesso di respirare, «poi si vedrà». Con la certezza che qualora avesse superato la prova, era «garantito dal fatto che fosse una selezione pubblica» gestita dalle istituzioni. Istituzioni che però hanno tradito il suo credo, in quanto educato a considerarle come «garanti della salvaguardia» dei suoi diritti. «Ho passato notti insonni per prepararmi, perché – mi creda – nella mia situazione familiare, trovare il tempo per studiare di giorno è una chimera, e non è detto che ci si riesca di notte, dal momento che non sono rare quelle insonni», scrive a De Luca. A sostenerlo fino al superamento della selezione soprattutto la disperazione.

Non riesce a comprendere Raffaele come sia possibile «negare questa opportunità lavorativa in una regione tra le 5 europee a più alto tasso di disoccupazione». Né comprende come possa essere solo una responsabilità di Anpal, come sostenuto dal governatore, poiché nelle altre 18 regioni i navigator hanno già preso servizio. L’Italia è uno stato «dove il Male, ma quello vero, fatto di stipendi da fame, contratti rinnovati settimanalmente, e diritti negati, non certo quello che Lei attribuisce al rapporto di collaborazione in oggetto della selezione a cui abbiamo preso parte. Come può essere credibile quando afferma che non firmerò la Convenzione con Anpal in nome della lotta al precariato?», chiede l’aspirante navigator.

Quello di Raffaele è un urlo straziante di un padre che, non sarà assunto, tra qualche giorno dovrà salire su un aereo con la consapevolezza di lasciare una famiglia tutt’altro che «serena e tranquilla». «Qui non dormo – conclude – perché non mi fanno dormire, lì non dormo per i troppi pensieri».

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venerdì, 13 settembre 2019 - 12:50
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