Navigator bloccati e beneficiari del reddito senza accesso al lavoro: in Campania la misura diventa mero assistenzialismo

reddito di cittadinanza

Se i navigator riusciranno davvero a trovare un lavoro a chi l’ha perso o non l’ha mai avuto, occorrerà attendere qualche mese. Occorrerà attendere che il ‘modello’ dei colloqui, della ‘formazione’ e dell’indirizzamento di chi non ha occupazione compia il suo iter. Solo così si potrà capire se il reddito di cittadinanza concesso a una parte della platea di disoccupati/inoccupati con un reddito basso risulterà essere una temporanea misura di sostegno e non un ‘assegno’ di assistenzialismo.

Eppure una regione rischia di fare eccezione. In una sola regione in tutta Italia il reddito di cittadinanza rischia davvero di trasformarsi in un mero assegno di mantenimento. E’ la Campania. Qui i navigator non sono mai entrati in servizio, benché in 471 abbiano regolarmente superato il concorso. La loro attività è bloccata da un braccio di ferro cominciato dal Governatore della Campania Vincenzo De Luca, che si è rifiutato di firmare la convenzione con Anpal, la società controllata dall’Agenzia nazionale delle politiche attive che cura la selezione e i contratti dei navigator. Senza la firma della convenzione, Anpal non può procedere all’assunzione, anche se il Governatore De Luca sostiene il contrario. Fatto sta che i navigator non si insediano e non danno inizio ai colloqui dei percettori del reddito di cittadinanza. Il risultato è che chi percepisce il reddito e spera  di riuscire a trovare un lavoro che lo tolga dalla precarietà resterà a bocca asciutta. In Campania sono 181.874 i nuclei familiari percettori del reddito.

Nelle altre regioni, invece, la ‘fase 2’ è cominciata. In cosa consiste? I beneficiari del reddito si interfacceranno con i navigator, ai quali spetta il compito di verificare il curriculum e le eventuali competenze già maturate. In tal caso i navigator devono ricercare i corsi di qualificazione e riqualificazione più adatti da fare svolgere, devono sottoporre le offerte più congrue rispetto al percorso svolto e devono anche controllare che le persone sotto la loro responsabilità seguano i corsi di orientamento e svolgano le 8 ore settimanali di lavori sociali che lo Stato chiede come ‘contributo’ per la percezione del reddito. Quanto ai beneficiari del reddito, essi avranno un massimo di tre offerte di lavoro: se le rifiuteranno tutte, perderanno il reddito. In particolare i beneficiari del reddito potranno rifiutare la prima offerta di lavoro del centro per l’impiego o dell’agenzia a cui si iscrivono se il posto dista più di 100 chilometri da casa. E anche la seconda, se la distanza da percorrere supera i 250 chilometri. A partire dalla terza offerta e dopo un anno di fruizione del reddito, invece, bisognerà essere disponibili a spostarsi in qualsiasi zona d’Italia. Saranno esentati solo i disoccupati con figli minori o disabili. Inoltre si potrà rifiutare l’offerta di lavoro se l’offerta non è congrua. L’emendamento approvato al Senato al Dl 4/2019 stabilisce, infatti, che la retribuzione sia «superiore di almeno il 10 per cento del beneficio massimo fruibile da un solo individuo, inclusivo della componente ad integrazione del reddito dei nuclei residenti in abitazione in locazione».

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lunedì, 16 settembre 2019 - 16:49
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