Renzi via dal Pd, terremoto in casa ‘dem’: ecco chi ha già seguito l’ex segretario e chi, tra i suoi amici, resta nel partito

Matteo Renzi
di Laura Nazzari

Matteo Renzi giura che non sarà mai un nemico del Pd, il suo fedelissimo Ettore Rosato invitava già nei giorni scorsi a parlare di «separazione consensuale» e stamattina il ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova che ha seguito Renzi chiede di non enfatizzare il termine ‘scissione’. Eppure a leggere tra le righe dell’intervista esclusiva che Renzi ha rilasciato al quotidiano ‘Repubblica’ per spiegare le ragioni del suo addio ‘dem’ viene difficile non cogliere un moto di ‘stizza’ nei confronti di chi, all’interno del partito, gli ha fatto la guerra negli ultimi anni. «I gruppi autonomi nasceranno già questa settimana e saranno un bene per tutti: Zingaretti non avrà l’alibi di dire che non controlla i gruppi Pd perché saranno ‘derenzizzati’», ha detto Renzi al quotidiano diretto da Carlo Verdelli.

Se Renzi prova a dissimulare, è analizzando le reazioni che arrivano dal Pd che si coglie la rabbia dell’addio, una rabbia scaturita con buona probabilità dalla consapevolezza che i ‘dem’ adesso sono più deboli, soprattutto sul fronte del consenso. Il che lascia intendere come di consensuale ci sia ben poco. Dario Franceschini è quello che l’ha presa peggio di tutti. Ieri sera ha mandato un messaggio piccato a Renzi (che quest’ultimo ha reso noto): «Franceschini mi ha scritto: ‘Ora non ti considererà più nessuno’. Mi piace da impazzire quando mi danno per morto». E poi si Twitter si è addirittura lanciato in un azzardato paragone coi tempi del fascismo: «Nel 1921-1922 il Fascismo cresceva sempre più. Popolari, socialisti e liberali avevano la maggioranza in Parlamento. Fecero nascere i governi Bonomi, Facta uno e Facta due. La litigiosità e le divisioni li resero deboli sino a farli cadere facendo trionfare Mussolini. La storia dovrebbe insegnare…». E oggi Franceschini, che evidentemente non ci ha dormito su la notte, ha rincarato la dose: «Loro hanno deciso di uscire dal partito senza motivo. E’ difficile capire le ragioni. Lui continua a sostenere il governo, ma potrebbe essere un problema».

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Se i vertici del Pd temono, dunque, ricadute in termini di voti, resta però vero che all’interno del partito Renzi non è mai stato molto amato. Lo conferma la dichiarazione di Ileana Argentin, esponente dem: «Quando ormai sconcertata dagli eventi del mio partito decidevo di non rinnovare la tessera, con grande dolore, finalmente questa mattina una bella notizia: Renzi se ne va!, finalmente liberi, non ricattati da una forza narcisista che si nascondeva dietro il principio dell’unità del Pd e del Paese». Pure il capogruppo del Pd in Consiglio regionale a Genova, Giovanni Lunardon, ha attaccato duramente Renzi: «La scelta di Renzi è un gesto sconsiderato, non all’altezza e ingeneroso per il Pd. Dopo la crisi di governo più pazza del mondo, la scissione più strampalata».

La carica dei renziani: chi entra in ‘squadra’
Malumori a parte, adesso è il momento della conta. E’ il momento di capire chi seguirà Matteo Renzi. L’ex segretario del Pd potrà sicuramente contare, all’interno dell’esecutivo, sui ministri Elena Bonetti e Teresa Bellanova, la quale sarà capo delegazione renziana; il viceministro Anna Ascani e il sottosegretario Ivan Scalfarotto. Con Renzi passano anche Maria Elena Boschi, Gennaro Migliore, Michele Anzaldi, Roberto Giachetti, Silvia Fregolent, Marco Di Maio, Anna Ascani, Luciano Nobili, Luigi Marattin, Lucia Annibali, Mattia Mor, Nicola Caré, Massimo Ungaro. In squadra anche Anna Furi, 21 anni, leader del movimento giovanile Millennials e la più giovane componente della Direzione nazionale Pd: «Credo che molto nella politica lo facciano gli ideali e per questo motivo mi sento di continuare a camminare accanto a Matteo Renzi. Certa che sia la strada giusta che serve all’Italia. Mi sono avvicinata alla politica quando avevo 14 anni e l’ho fatto grazie a un giovane Sindaco di Firenze che si stava mettendo in gioco per guidare l’Italia. Dall’alternanza scuola-lavoro alle unioni civili, passando dal dopo di noi, alle leggi sul sociale. La lotta all’evasione fiscale e al caporalato, rivendico con forza la nostra grande stagione riformista, le battaglie, i risultati. Non sono mai stata attaccata ai simboli». Il senatore Enzo Magorno ha affidato a una nota il suo addio al Pd: «Matteo Renzi è un politico con la P maiuscola, un leader, una grande risorsa per l’Italia e per l’Europa. In questi anni ho sempre garantito il sostegno totale alle sue proposte che, come testimoniano i fatti, sono state fondamentali per portare l’Italia fuori dalla peggiore crisi della storia repubblicana. Questa vicinanza mi è costata, spesso, tanti attacchi. Ma sono convinto di aver fatto la scelta giusta e anche oggi, come otto anni fa, senza indugi, scelgo di stare con Matteo. L’unico con una visione, l’unico con idee moderne, l’unico in grado di capire il futuro. Ci aspettano settimane intense, ma noi ci siamo. Come prima, più forti di prima!». Il senatore Davide Faraone, invece, si è affidato a Facebook per rinnovare la sua fiducia a Renzi: «In tanti mi avete espresso dubbi e perplessità, tanti altri, apprezzamenti, ascolto tutti, ma ho fatto una scelta anche questa volta dettata dal cuore e per le mie idee. Nessun calcolo, nessuna comodità, sto facendo solo quello che sento di fare. Troverò il modo di spiegare più avanti le ragioni politiche della mia scelta con maggiori approfondimenti, sono momenti frenetici, intanto ai miei amici, a chi mi vuole bene, a chi sa quanto odi ipocrisie e falsità, basta sapere che cosi’ sono felice».

I vicinissimi a Renzi che hanno scelto di restare nel Pd
C’è però anche chi, pur avendo rapporti di grande amicizia con Renzi, ha deciso di rimanere nel partito. Come il deputato abruzzese Stefania Pezzopane, per la quale il Pd «è la mia casa politica»: «Ho condiviso l’entusiasmo innovativo di una stagione passata, di cui Renzi è stato uno dei protagonisti. Quella esigenza di riformismo e cambiamento – aggiunge Pezzopane – ha pieno titolo dentro il Pd, anzi il Pd vive per riformare e cambiare. Sicuramente e’ importante che ci sia una forza fuori dal Pd che aggrega i moderati e con la quale allearsi pure contro le destre, ma non mi piace che questo tentativo nasca da una scissione dal Pd e su input di un ex segretario (…) Resto nel Pd. E’ la mia casa politica, ho lottato per averla, per cambiarla. Resto a casa mia». Resta nel Pd anche il deputato Martina Nardi, tra i parlamentari che hanno finanziato i comitati Ritorno al Futuro di Matteo Renzi: «Resto nel Pd perché penso sia ancora un luogo in cui poter esprimere innovazione per cambiare il Paese. In queste ore ho salutato amici e fratelli e gli ho augurato un buon cammino. Sono certa che ci ritroveremo sui grandi progetti per l’Italia». Prosegue il suo percorso col Pd anche il giurista, e parlamentare, Franco Vazio: «Con Matteo ho percorso un tratto entusiasmante della mia vita politica, non privo di errori, ma durante il quale ho avuto l’onore e la fortuna di sostenere scelte di governo importanti di cui andare fieri». Ma, ha aggiunto Vazio, «ora servono prudenza e saggezza». E la saggezza e la prudenza hanno suggerito a Vazio di non seguire l’ex segretario: «Matteo Renzi, la mia strada continua nel Partito democratico» e «raddoppierò forze e impegno al servizio della ‘nostra comunità’». Poi una chiosa triste: «Ritenevo che avesse sbagliato chi negli anni scorsi se ne era andato e che quella “scissione” fosse stata una ferita dannosa. A caldo, anche questa scelta, che ovviamente rispetto, mi pare un errore…». Restano nel Pd anche l’ex ministro dello Sport Luca Lotti e il neo ministro della difesa Lorenzo Guerini. Nessun addio per il senatore Alessandro Alfieri, che su Facebook ha chiarito la sua posizione: «La mia casa politica è il Partito Democratico. Non la lascio. Ho contribuito a costruirla 12 anni fa. Sono stato in maggioranza e in minoranza. Ho sostenuto Renzi fin dall’inizio, tra i primissimi. Ne ho sempre apprezzato talento e volontà di innovare. L’ho difeso dal fuoco amico e mi sono sempre battuto perché il Pd fosse un soggetto plurale. Penso ci sia ancora spazio nel Pd per portare avanti molte delle battaglie che abbiamo condotto insieme a Renzi al Governo. Non credo invece ai partiti personali e alla sola forza salvifica del leader». 

Una fetta di ‘dem’ è ancora indecisa
Tra gli indecisi c’è il deputato abruzzese Camillo D’Alessandro, che ha preso tempo per valutare se schierarsi al fianco di Renzi del quale, per sua stessa ammissione, ha apprezzato la «capacità di lettura e di velocità della politica» o se rimanere nel Pd.

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martedì, 17 settembre 2019 - 13:06
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