Il taglio dei parlamentari arriva in Aula: Renzi promette di allinearsi ai ‘sì’. Di Maio esulta già: «Alla faccia di Salvini»

La Camera dei Deputati

Procedere a passo spedito con l’approvazione del taglio dei parlamentari e poi occuparsi della riforma della legge elettorale. Il 7 e l’8 ottobre saranno due giorni cruciali per il governo giallorosso e soprattutto per capire se Matteo Renzi con la sua ‘Italia viva’ inizierà a fare pesare la propria presenza nella squadra di maggioranza. La conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha stabilito che il 7 ottobre sarà discussa in aula la proposta di legge costituzionale sul taglio dei parlamentari, cavallo di battaglia del Movimento Cinque Stelle. L’8 ottobre, invece, ci saranno le votazioni sul testo. Se il testo verrà approvato senza modifiche, il disegno di legge comporterà il taglio di 345 parlamentari, stravolgendo il volto di Camera e Senato.

L’appuntamento è di quelli cruciali per Pd e Cinque Stelle, dal momento che l’approvazione della proposta era stata posta dai grillini come condizione imprescindibile per potersi unire in matrimonio (politico, si intende) con i ‘dem’. E da parte loro i ‘dem’ avevano garantito il proprio appoggio incondizionato al testo. Impegno che Graziano Delrio, capogruppo alla Camera del Pd, è tornato a sottolineare quest’oggi: «Noi siamo persone serie e di parole: il taglio dei parlamentari sarà esaminato dall’Aula della Camera, come previsto nell’accordo di programma, al primo calendario utile dei lavori parlamentari». «La fiducia deve essere la caratteristica di questa maggioranza», ha aggiunto Delrio. Ma se sul Pd i Cinque Stelle sono pronti a scommettere, è su Matteo Renzi che non mancano le riserve. Il ‘rottomatore’ si ritrova a rappresentare la terza forza di maggioranza, nata all’indomani della costituzione del governo giallorosso, e dunque della sottoscrizione del ‘contratto’, e adesso ago della bilancia di questo esecutivo. Il timore che ha accompagnato la scissione di Renzi è che ‘Italia viva’ possa mettersi di traverso su alcuni provvedimenti chiedendo a grillini e Pd di cambiare rotta. E il taglio dei parlamentari diventa il primo banco di prova per testare le intenzioni di Renzi.

L’ex segretario dei ‘dem’ ha però già tranquillizzato gli ex amici e i pentastellati: «Noi faremo ciò che deciderà di fare la maggioranza, saremo in linea con ciò che faranno gli altri (…) Il mio giudizio era che il taglio dei parlamentari aveva un senso quando si superava il bicameralismo ma la situazione politica è cambiata e voteremo come decide la maggioranza». Luigi Di Maio vuole crederci e, in una diretta Facebook fatta da New York, lancia un messaggio distensivo agli alleati tutti, incluso a Renzi che però non nomina («Un grazie va a tutti, va alla maggioranza in parlamento) e si toglie ancora dei sassolini dalla scarpa, stoccando nuove frecciate al suo ex partner Matteo Salvini: «Tra una settimana festeggiamento il taglio più importante della storia. Manteniamo la promessa e a manteniamo perché, mentre tutti dicono che questo governo è nato per mantenere le poltrone, questo governo ne taglia 345 per sempre alla faccia di chi ha fatto cadere il governo per non tagliare i parlamentari. Vedremo chi avrà il coraggio in aula di votare contro il taglio». Per Di Maio è cosa fatta e così il capo politico del Movimento parla già di numeri, di cifre che saranno risparmiate e di progetti che potranno partire grazie al recupero degli stipendi di quei 345 parlamentari che non ci saranno più: «Tagliamo 345 poltrone, recuperiamo 500 milioni di euro. Possiamo comprare 13mila ambulanze, costruire 133 scuole. Possiamo fare grandi cose».

Con il taglio dei parlamentari, si apre però inevitabilmente la discussione della legge elettorale ché certamente quella attuale non potrà più funzionare con la riduzione degli onorevoli. E il Pd sembra già essere pronto ad andare all’incasso: con il sì incondizionato alla proposta grillina sul taglio dei parlamentari, i ‘dem’ si aspettano che l’alleato contraccambi senza porre troppi ostacoli all’idea che il Pd ha della riforma della legge elettorale. Parla per tutti Graziano Delrio: «Siamo molto fiduciosi che vengano rapidamente esaminati tutti gli emendamenti costituzionali (alla legge sull’elettorato attivo e passivo in discussione al Senato, ndr) insieme alla revisione dei regolamenti parlamentari e a una bozza di legge elettorale, che non è ancora pronta perché la maggioranza deve discuterla al proprio interno, che deve garantire i contrappesi della rappresentanza territoriale: noi rischiamo di avere sei regioni senza un solo senatore, quindi è una cosa molto seria. Noi siamo perché la democrazia rappresentativa venga salvaguardata». E conclude: «Insisto perché la Legge elettorale vada fatta il più possibile insieme alle opposizioni».

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mercoledì, 25 settembre 2019 - 17:29
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