Girolamini, la guerra sulla stampa di De Caro: «Dell’Utri chiamò il direttore del Mattino Cusenza per farmi intervistare»

Tribunale di Napoli
di Gianmaria Roberti

Sacco della Biblioteca dei Girolamini, in aula vanno in scena i rapporti tra il teste Marino Massimo De Caro e l’imputato Marcello Dell’Utri. Ed emerge il ruolo dei media, nella vicenda definita dal gip Egle Pilla una «insanabile ferita inferta alla città di Napoli», uno scempio da 20 milioni di euro di danni. L’ex direttore della biblioteca De Caro è condannato in via definitiva a sette anni per peculato, ed è alla sbarra per devastazione in un altro processo. L’ex parlamentare Dell’Utri è accusato di peculato, nell’inchiesta stralcio, sorta in attesa dell’ok all’utilizzo delle intercettazioni in Senato. Il cofondatore di Forza Italia, condannato per mafia, di De Caro era amico e mentore. Da quasi vent’anni, nel nome della bibliofilia. Dell’Utri lo avrebbe segnalato al ministro Galan, per gli incarichi di consulente ai dicasteri dell’agricoltura e dei beni culturali. Ma le spalle coperte, non avrebbero evitato a De Caro di incorrere in «uno scontro molto forte fra me e Salvo Nastasi», altro pezzo da novanta del Mibac. Anzi, stando al protégé di Dell’Utri, «c’era un gioco di potere contro di me».

A legare De Caro e l’ex braccio destro di Berlusconi, tuttavia, anche l’esperienza in politica. De Caro era segretario organizzativo del gruppo parlamentare di Coesione Nazionale, i “responsabili” del 14 dicembre 2010, giorno in cui Berlusconi evitò la sfiducia per 3 voti. A quel manipolo di ex finiani e dipietristi, come Razzi e Scilipoti, Dell’Utri avrebbe portato in dote tre parlamentari forzisti: Palmizio, Piscitelli e Carrara. Un cadeau per consentirgli di formare un gruppo autonomo, nell’opera di soccorso al claudicante governo di centrodestra. «Da Coesione nazionale ero stipendiato – precisa De Caro, citato come teste al processo (l’udienza si è tenuta ieri, giovedì 26 settembre) – andai anche al Quirinale per le consultazioni del successivo governo Monti. Ho dovuto rassegnare le dimissioni a causa dello scandalo». Già, lo scandalo. A farlo scoppiare sono gli articoli sul Fatto di Tomaso Montanari, storico dell’arte fiorentino, a partire dal 30 marzo 2012. «Dopo quegli articoli – racconta De Caro – ci furono molti contatti tra me e Dell’Utri, io gli dicevo che erano ingiusti, mi sentivo vittima di un complotto. Erano state scritte alcune cose non vere».

L’approfondimento sul processo / De Caro in aula: «Ero un ladro seriale di testi,
li ho dati pure all’ex senatore»

A Dell’Utri, «più esperto di comunicazione», l’amico chiedeva «come comportarmi». In sostegno di De Caro, anche un’interrogazione parlamentare. Manco a dirlo: di Coesione nazionale. «Alcuni senatori – spiega l’ex direttore della biblioteca – la fecero al ministro dell’Università, per sapere se fosse consono l’atteggiamento di Montanari, docente universitario. Lui venne ai Girolamini per far mettere a posto da un suo studente, gratis, il nostro archivio. Si presentò da me tranquillo e non mi fece alcuna domanda». E quindi, giorni dopo, «ci rimasi male per il suo articolo molto duro. Mi sembrava l’atteggiamento di chi voleva fare una imboscata». Dal canto suo, in una telefonata, Dell’Utri «mi disse di aver parlato col direttore del Mattino». Il direttore altri non era se non Virman Cusenza, nipote prediletto di Dell’Utri, oggi alla guida del Messaggero. Sulle ragioni del presunto interessamento, De Caro ha pochi dubbi: «Immagino per un’intervista con la mia versione dei fatti». E non furono pochi, sul quotidiano, gli articoli sul caso Girolamini. «Il Mattino fu violentissimo contro di me – afferma Montanari – e quel colloquio Dell’Utri-De Caro è la conferma di quanto sostengo da anni, senza essere mai stato smentito».

Lo storico dell’arte, inoltre, nega ogni «imboscata» all’ex direttore della biblioteca. «Andai per due ragioni – rievoca -. La prima era che un mio allievo doveva studiare nell’archivio, e io chiedevo di farlo entrare per due ore a settimana. Non c’era alcuna proposta di riordinare l’archivio. L’altra era che avevo avuto, qualche giorno prima – per puro caso perché l’appuntamento era già fissato – una mail da un collega di Venezia, Filippomaria Pontani, allertato dai bibliotecari che gli avevano detto del saccheggio. Gli risposi che mi sembrava strano, ma quello che vidi mi lasciò esterrefatto». Montanari esclude pure di aver mai ricevuto informazioni dall’ufficio stampa del ministero, nell’ambito della guerra con Nastasi, come sostiene De Caro. «Non mi dissero nulla – chiarisce il professore-. Io chiamai il capo di gabinetto, ma mi disse che, essendo De Caro consigliere del ministro, lui non poteva fare nulla». Uno scenario destinato, però, a ribaltarsi di lì a poco.

Leggi anche:
– 
Giustizia, Pd e 5Stelle trovano l’accordo: «Riforma radicale del Csm», sorteggio in bilico. Nuovo testo in Cdm entro fine anno
Vono va con Renzi e manda in tilt Di Maio, lui minaccia richieste danni per arginare le perdite e chiede il vincolo di mandato
– Clima, un milione di studenti in piazza: scontri a Palermo, incidente a Napoli. Sala sfila coi ragazzi, Conte li applaude
Rigopiano, madre di una vittima picchia l’ex sindaco imputato nel bar del Tribunale: «Ha condannato mio figlio a morte»
– Napoli, si droga e sviene in strada mezzo nudo: nuovo episodio di degrado sotto gli occhi dei turisti nel vicolo della vergogna
– Crolla il cancello di ingresso della scuola: bidella resta ferita, l’episodio a Sassari
– Giustizia, riforma all’ultimo miglio: vertice tra Conte, Bonafede e Orlando
– Caso Alfonso Papa, l’Appello dichiara la prescrizione dei 3 reati per i quali il politico fu condannato in primo grado
– Ponticelli, risolto l’omicidio del boss Nunzia D’Amico inseguita e uccisa sotto casa: arrestato uomo dei De Micco

venerdì, 27 settembre 2019 - 19:28
© RIPRODUZIONE RISERVATA