Elezioni Csm, Nino Di Matteo: «Con me spallata al sistema pervaso da un cancro»

Nino Di Matteo
Il magistrato Nino Di Matteo
di Manuela Galletta

La sua presentazione in diretta streaming, avvenuta lo scorso 15 settembre, è la sola che, a caldo, è stata rilanciata dagli organi di informazione. Perché Nino Di Matteo, pm al processo sulla trattativa Stato-Mafia e oggi in forza alla Direzione nazionale antimafia, è il magistrato divenuto, anche mediaticamente, una delle testimonianze attuali della lotta alle correnti e perché, durante il suo discorso, ha paragonato il «metodo» della spartizione degli incarichi attraverso l’influenza delle correnti alla «mentalità del metodo mafioso».

Quando nell’aprile del 2015 il Csm non lo votò per la procura nazionale antimafia, lui, senza mezzi termini, affermò in un’intervista a ‘Repubblica’: «Non sono stati sufficienti più di 20 anni di lavoro dedicati ai processi di mafia a Caltanissetta e a Palermo», spiegando poi che ad incidere sulla sua sconfitta fu «la logica dell’appartenenza correntinzia» che «è il primo criterio» di valutazione per le promozioni. «Chi, come me e tanti altri, non appartiene a nessuna corrente, e anzi osa criticare la patologia del sistema, vede bocciata ogni aspirazione», disse. Da quell’aprile 2015 Nino Di Matteo non ha cambiato opinione, ma posizione rispetto alle ‘correnti’. Ha deciso di non restare più a guardare, e così da indipendente – ma col sostengo di Sebastiano Ardita (Autonomia & Indipendenza, la corrente di Davigo) – ha deciso di «mettersi in gioco», ha deciso di mettersi «a disposizione di chi vuole cambiare, di chi vuole dare una spallata al sistema che ci sta portando nel baratro». Un sistema, dice Di Matteo, «pervaso da un cancro che lentamente si sta espandendo e mettendo in pericolo tutto il corpo», un sistema che sta riuscendo «a cambiare il dna anche di molti giovani magistrati».

I sintomi di questo ‘cancro’, dice Di Matteo, sono «evidenti»: «La burocratizzazione legata ad una logica perversa delle carte a posto e dei numeri, delle statistiche; la gerarchizzazione degli uffici; il collateralismo politico che privilegia scelte di opportunità piuttosto che di doverosità; una denigrazione paurosa del correntismo; l’appartenenza ad una corrente è diventata l’unica possibilità di sviluppo di carriere e di tutela nei momenti di difficoltà, di isolamento e di pericoloso che la nostra carriera ci presenta. Un criterio purtroppo molto vicino alla mentalità del metodo mafioso». Ecco, dunque, che lo scandalo che ha travolto il Csm viene visto come una possibilità. Un’occasione «per invertire la rotta prima che ci rendano, a colpi di riforme spacciate per indispensabili, squallidi burocrati in grado di fare i forti con i deboli e invece timorosi ed inerti di fronte ai crimini dei forti». «L’ultima possibilità» per un nuovo Csm.

Un Csm che Di Matteo vorrebbe «senza calcoli opportunistici» nel «valutare il merito delle questioni», «ma con attenzione particolare all’autonomia di quei magistrati fuori sistema, che non solo non sono stati aiutati ma sono stati addirittura ostacolati». «Vorrei che il Csm – prosegue – nella funzione di giudice disciplinare abbandonasse la rilevazione di presunti errori di carattere formale ma mettesse al centro la questione morale. Vorrei incoraggiare i magistrati di prima nomina. Vorrei un Csm che assicurasse coerenza e trasparenza, che valorizzasse esperienze professionali nelle procedure di nomina dei capi degli uffici giudiziari. Vorrei un Csm che senza demonizzare i fuori ruolo, valutasse la maggiore o minore vicinanza alla politica, la durata dell’incarico». Quanto al proprio impegno, qualora venisse eletto, Di Matteo assicura che «mi impegnerei a tutelare l’indipendenza dei singoli sostituti. Il procuratore non può e non deve apparire come un despota, deve apparire autorevole e non autoritario».

Infine un auspicio: «Spero che, a partire dal voto del 6 ottobre, la magistratura dimostri di non volersi arrendere alla prassi e al sistema che la stanno soffocando. Ed elegga chi ha dimostrato di essere completamente estraneo e di volere contrastare la degenerazione di quesi sistemi».
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sabato, 5 Ottobre 2019 - 14:52
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