Il taglio dei parlamentari diventa legge, ok della Camera: festa grillina davanti Montecitorio, plebiscito di ‘sì’


Dalle prossime Politiche, la Camera e il Senato saranno meno affollati e lo Stato risparmierà 57 milioni all’anno, ossia 285 milioni a legislatura. Questo pomeriggio ‘il taglio dei parlamentari’, sostenuto e voluto dal Movimento Cinque Stelle, è diventato legge. La Camera ha infatti dato il via libera definitivo alla riforma costituzionale che riduce i deputati della Camera a 400 (sino ad oggi erano 630) e i senatori a 200 (sino ad oggi erano 315). Esultanza tra i grillini: «È un piccolo passo per la politica, ma un grande passo per il paese. E’ un fatto storico, una grandissima vittoria del popolo, dei cittadini italiani. E’ emozionante, importantissimo», commenta Luigi Di Maio partecipando a un simbolico taglio delle poltrone in piazza Montecitorio, dove un gruppo di parlamentari 5 Stelle ha aperto uno striscione con alcune poltrone, tagliate simbolicamente con grandi forbici di cartone.

A favore della legge si sono espressi 533 deputati, 14 i contrari e solo due gli astenuti (Bruno Tabacci del Misto e la dem Angela Schirò). Partiamo dai favorevoli: l’ok è stato pressoché trasversale, dal momento che ha abbracciato i grillini, il Pd, LeU, Italia viva, Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega. Hanno votato a favore anche Andrea Cecconi e Antonio Tasso del Maie, mentre Mario Borghese del Male non ha partecipato al voto. I voti contrari sono quelli di Marzia Ferraioli di Forza Italia e di tutto il gruppo Misto, ossia di Sara Cunial, Veronica Giannone, Carmelo Lo Monte, Fausto Longo, Vittorio Sgarbi, Gloria Vizzini, Silvia Benedetti, Catello Vitiello, Alessandro Fusacchia, Riccardo Magi, Alessandro Colucci, Maurizio Lupi e Renzo Tondo. Il renziano Roberto Giachetti, pur votando a favore, ha annunciato che raccoglierà le firme per indire un referendum per bloccare il testo: «Non c’è dubbio alcuno che il nostro sistema vada riformato, lo si dice da decenni e lo si è tentato di fare, e più andiamo avanti e più il ritardo è colpevole. E’ il taglio dei parlamentari la risposta? E’ evidente che non lo è. Lo sappiamo tutti che la risposta sarebbe il superamento del bicameralismo».

C’è anche chi non ha partecipato al voto: assenti per il Pd Micaela Campana, Paolo Gentiloni e Francesca La Marca; per Italia Viva non hanno partecipato al voto Nicola Carè e Massimo Ungaro; per LeU mancava Rossella Muroni di Leu. Nei Cinque Stelle non hanno partecipato al voto Sebastiano Cubeddu, Massimiliano De Toma, Paolo Giuliodori, Stefania Mammì e Roberto Rossini. Mentre nel Pd non hanno partecipato al voto Micaela Campana, Paolo Gentiloni e Francesca La Marca. Altri 5 deputati grillini, invece, erano assenti giustificati perché in missione: Francesca Businarolo, Andrea Colletti, Federica Dieni, Maria Marzana e Leda Volti. La più corposa compagine dei non partecipanti al voto è quella azzurra con 25 deputati, i leghisti sono 8 (Virginio Caparvi, Luis Di San Martino Lorenzato, Cristian Invernizzi, Donatella Legnaioli, Augusto Marchetti, Carlo Piastra, Tiziana Piccolo e Adolfo Zordan), uno di Fdi (Salvatore Caiata).

Entro tre mesi ci sarà la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e potrebbe essere presentata, da un quinto dei membri di una delle due Camere, da 500 mila elettori o da cinque consiglieri regionali, un referendum confermativo.

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martedì, 8 ottobre 2019 - 18:51
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