Palazzo crollato in via Rampa Nunziante, tecnico del pm ricostruisce la tragedia: «Il crollo è iniziato al secondo piano»

di Roberta Miele

Sul monitor nell’Aula Nitrato Izzo del Tribunale di Torre Annunziata scorrono piantine, grafici, foto. Una sequenza di immagini che racconta ciò che è stato del palazzo di Rampa Nunziante crollato la mattina del 7 luglio del 2017. Il professore Nicola Augenti ‘blocca’ lo scatto che riproduce una sezione di muro dello stabile che non c’è più. Ci sono fessure che si espandono lungo il blocco in muratura. Nicola Augenti le osserva e spiega ai giudici del Tribunale oplontino – dinanzi ai quali è in corso il processo a carico di 16 imputati, accusati, a seconda dei ruoli, di avere avuto responsabilità nel collasso dell’edificio – come uno dei maschi murari abbia ceduto, travolgendo poi anche gli altri maschi fino al cedimento dell’intero edificio.

«Non abbiamo alcun dubbio che il crollo sia avvenuto al secondo piano»: osserva (durante la deposizione di ieri, mercoledì 16 ottobre) l’ingegnere, che, insieme al collega Andrea Prota, ha avuto incarico dal pm Ambrosino di determinare le cause del crollo dello stabile a causa del quale persero la vita otto persone (tra le quali due bambini). Ricerca di documenti, indagini sul luogo, ricostruzioni meccaniche sono gli strumenti utilizzati dai consulenti per ripercorrere la dinamica dell’evento. «Il crollo è iniziato con lo schiacciamento di uno dei maschi murari al secondo piano, di proprietà di Gerardo Velotto, dove erano in corso dei lavori iniziati nel maggio 2017. Il cedimento si è poi propagato sugli altri maschi».

Alcune ristrutturazioni erano in corso anche al primo piano, senza però determinare il crollo. Situazione differente al secondo piano, dove erano state effettuate «una serie di operazioni»: la rimozione di un tramezzo, dell’intonaco e degli infissi, che «sicuramente ha comportato la caduta di alcune pietre». Fatti che sembrano poco significativi, – spiega Augenti – ma che possono essere determinanti per un edificio in muratura datato quasi sessant’anni come quello di rampa Nunziante n. 15. Nel tentativo di rinforzare la struttura, invece, erano stati utilizzati quattro puntelli a sostegno delle travi e una spalletta di mattoni, contromisure, per il consulente, del tutto insufficienti.

Una tragedia annunciata. Già nei giorni precedenti al crollo, continua Augenti ricordando alcune testimonianze, al terzo e al quarto porte e finestre non si chiudevano: «Un classico». Mentre il 6 luglio «sul maschio murario erano presenti lesioni che preannunciano il dissesto: il quadro era inequivocabile». Non è dato sapere, però, quando le fessure siano apparse.

«Questo come altri crolli, se avessero saputo guardare o se avessero chiamato i vigili, non sarebbe successo. Se prima di iniziare i lavori avessero fatto un sufficiente puntellamento, l’edificio non sarebbe crollato». Dunque, il cedimento era evitabile, ma per l’ingegnere «ignoranza e imperizia» non l’hanno permesso. «Non bastano due puntelli improvvisati da un operaio facilone – continua – Bisognava fare un minimo di verifica». Verifiche peraltro obbligatorie per chiunque interviene.

«Con indagini tecniche fatte per tempo i segnali sarebbero stati riconosciuti, ma qui i lavori sono stati fatti apparentemente senza un tecnico qualificato». Chiunque sia intervenuto aveva capito, la rischiosità della situazione, secondo Augenti, ma non è riuscito ad evitare il peggio. «L’esistenza di quadri fessurativi – conclude – non ha indotto nessuno a chiamare i vigili del fuoco che sicuramente avrebbero sgomberato l’edificio. Non c’è bisogno di un tecnico per capirlo».

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giovedì, 17 Ottobre 2019 - 16:36
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