Camorra, arrestato un fedelissimo di Michele Zagaria: nascose il boss in casa durante la latitanza

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La confisca effettuata dalla Direzione investigativa antimafia (foto Kontrolab)

Una sua abitazione fu l’ultimo rifugio di  Michele Zagaria. Ieri l’uomo che ha ospitato negli ultimi anni prima dell’arresto del 7 dicembre 2011 il boss dei Casalesi è finito agli arresti all’aeroporto di Capodichino. Si tratta di Vincenzo Inquieto, 51 anni, fermato dagli uomini della Direzione investigativa antimafia appena sbarcato da un volo dalla Romania. Inquieto, imprenditore originario di Aversa, era proprietario dell’abitazione di via Mascagni a Casapesenna dove la polizia stanò il capoclan dopo 16 anni di latitanza. Quando il superboss fu arrestato, anche il 51enne venne tratto in arresto per favoreggiamento dopo che lui stesso, e la moglie Rosaria Massa (anch’essa arrestata e condannata per favoreggiamento) erano stati inconsapevolmente utilissimi, attraverso le tracce lasciate,  a polizia e Dda per arrivare al bunker di Zagaria.

La famiglia Inquieto (Vincenzo ed i fratelli Giuseppe e Nicola) era considerata dagli investigatori vicinissima a Michele Zagaria, tanto da favorirne la latitanza. Già un anno prima dell’arresto del capoclan, nel 2010, la polizia fece irruzione nel negozio di Giuseppe Inquieto (arrestato nel 2018 e poi assolto) cercando il bunker in una operazione che andò a vuoto perché non vi era traccia di Zagaria e Inquieto fu pure risarcito dei danni arrecati all’attività commerciale. Il boss si trovava invice nell’abitazione del fratello Vincenzo a Casapesenna.

L’indagine della Direzione investigativa antimafia si è avvalsa di intercettazioni telefoniche ed ambientali, di accertamenti patrimoniali e bancari e delle informazioni ottenute da numerosi collaboratori di giustizia; dalle investigazioni è emerso che i principali affari del clan dei casalesi sono stati gestiti, negli ultimi anni, da un nucleo di imprenditori aggregatosi soprattutto attorno alla famiglia Zagaria. In questo contesto la famiglia Inquieto, originaria di Aversa, nel Casertano, con i fratelli Vincenzo e Nicola (già arrestato nell’aprile 2018 in Romania) avrebbe favorito la latitanza del boss Michele Zagaria. Il suo ruolo è stato anche quello di coadiuvarlo nelle relazioni esterne: riceveva ed inviava pizzini per conto del boss ed interagiva con gli altri componenti della famiglia Zagaria.

In particolare, stando a quanto emerso dalle indagini Vincenzo Inquieto, fino al 2011, attraverso due aziende, operanti entrambe nel settore edile, idraulico ed elettrico e della distribuzione del gas, sarebbe stato favorito nell’affidamento di commesse pubbliche e private, nell’intero agro aversano, per intercessione del suo capo Zagaria. L’operazione segue quella del 12 aprile 2018 quando, in esecuzione ad un analogo provvedimento restrittivo, fu tratto in arresto, a Pitesti, in Romania, il fratello Nicola Inquieto poi condannato lo scorso maggio in primo grado dal Tribunale di Napoli Nord a 16 anni di carcere per la partecipazione al sodalizio casalese. In quel contesto, fu eseguito uno dei più importanti sequestri operati dalla magistratura italiana all’estero (oltre 400 appartamenti, tre società, tutti riconducibili a Michele Zagaria e gestiti, per suo conto, da Nicola Inquieto). Dopo l’arresto del fratello – tuttora in carcere in Italia poiché in regime di consegna temporanea da parte delle autorità romene – Vincenzo, che si era trasferito a Pitesti subito dopo la sua scarcerazione, era diventato il nuovo rappresentante della famiglia Inqueto in territorio romeno, dove dimorava ormai stabilmente, facendo raramente rientro in Italia.

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lunedì, 21 ottobre 2019 - 07:49
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