Magistrati in politica, Bonafede: «Non devono tornare più in servizio»

Alfonso Bonafede
Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede

Se sul sistema del sorteggio per eleggere i componenti togati del Csm, il ministro della Giustizia è pronto a fare un passo indietro (come Giustizia News24 ha documentato nelle scorse settimane), sul divieto posto ai magistrati impegnati in politico a rientrare in servizio una volta terminata la loro esperienza il Guardasigilli non sembra intenzionato a fare un passo indietro.

E’ quanto Alfonso Bonafede ha ribadito stamattina nel corso della sua audizione in Commissione Giustizia della Camera sulle linee programmatiche del suo ministero, attualmente in corso. «Le porte girevoli tra la politica e la magistratura vanno bloccate – ha affermato Bonafede – Il magistrato che entra in politica perde i connotati di terzietà agli occhi delle parti, quindi il magistrato che viene eletto o entra a far parte di un governo non puo’ tornare a fare il magistrato. Su questo la mia posizione è molto netta».

Quanto al sorteggio come modalità di elezione dei componenti togati del Csm, Bonafede ha ribadito che «non mi impunto» a patto che si procede ad una riforma radicale che consenta di «blindare l’indipendenza del Csm» e «di contrastare la degenerazione del correntista». Quanto ai laici, Bonafede ritiene che «debbano esserci delle incompatibilità. I candidati dovrebbero avere un periodo in cui non siano stati in parlamento o nel governo, perché potrebbe esserci dietro quella candidatura un affidamento da parte delle forze politiche. Secondo me la politica darebbe un bel segnale». Parlando degli altri punti della riforma, Bonafede ha citato «la creazione di una sezione disciplinare autonoma».

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mercoledì, 23 ottobre 2019 - 11:23
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