Procura di Arezzo, il Csm congeda Rossi: tenne incarico di governo durante l’inchiesta su Banca Etruria


Roberto Rossi non guiderà più la procura di Arezzo e questo perché ha compromesso «sotto il profilo dell’immagine il requisito dell’indipendenza da impropri condizionamenti». Ieri pomeriggio il plenum del Csm non l’ha riconfermato alla guida della procura (tornerà a fare il magistrato ordinario): 16 componenti hanno votato per il mancato rinnovo, 4 si sono espressi a favore della permanenza del magistrato nel suo incarico (i tre consiglieri di Unicost capitanatida Marco Mancinetti, relatore di minoranza e il laico di Forza Italia Michele Cerabona), mentre il vicepresidente del Csm David Ermini si è astenuto.

In base alle norme sull’ordinamento giudiziario, infatti, i ruoli di vertice in un ufficio devono, dopo 4 anni, essere confermati, per altrettanti anni, dal Consiglio superiore della magistratura.

Rossi ha ‘pagato’ un particolare doppio incarico svolto mentre era procuratore. Il Governo Letta gli aveva conferito l’incarico di consulenza presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, ruolo confermato dal successivo esecutivo Renzi. Nel frattempo però aveva assunto il coordinamento delle indagini su Banca Etruria, del cui Cda faceva parte Pier Luigi Boschi, padre dell’allora ministro Maria Elena Boschi. Nella delibera votata dal plenum – il cui relatore era Piercamillo Davigo – si evidenziava inoltre come Rossi non avesse comunicato al Csm il prosieguo della consulenza per Palazzo Chigi, tenendo così una condotta «non trasparente» e «non completamente rispettosa dei principi di imparzialità dei pubblici ufficiali e di indipendenza della magistratura». Si evidenzia, infine, che il magistrato si è autoassegnato l’inchiesta su banca Etruria e solo in seguito l’ha co-assegnata ad altri pm. Rossi lunedì scorso aveva inviato al Palazzo dei Marescialli una memoria in cui parlava di un «clamoroso e sconcertante travisamento dei fatti».

Per questi stessi fatti, era stata avviata un’indagine disciplinare, conclusa con l’archiviazione, e il Csm, nell’estate del 2016, aveva deciso di non avviare la procedura di trasferimento per incompatibilità.
Rossi però si dice «certo di avere sempre la mia attività in piena indipendenza e totale autonomia. E devo ammettere che le manifestazioni di stima ricevute da colleghi, avvocati e personale amministrativo della procura mi hanno confortato in questo senso», ragione per la quale ha annunciato che presenterà ricorso al Tar.

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venerdì, 25 Ottobre 2019 - 17:20
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