Firme false per la presentazione della lista del M5S alle Comunali di Palermo, chiesta la condanna dei 14 imputati

firme M5s

Pene comprese tra un anno e sei mesi e due anni e 3 mesi per i 14 attivisti ed ex deputati nazionali e regionali del Movimento Cinque Stelle e per un cancelliere del Tribunale di Palermo: a richiedere la condanna la Procura di Palermo nell’ambito del processo per le firme false a sostegno della lista pentastellata per le comunali presentate nel 2012. La vicenda fece scalpore.

Era la notte del 3 aprile del 2012 ed il comitato dei Cinque Stelle era riunito perché il giorno dopo si sarebbero dovute presentare le firme per la lista da presentare alle elezioni locali. Ma, stando alle accuse, gli attivisti si accorsero di avere sbagliato il luogo di nascita di uno dei sottoscrittori e così decisero di ricopiare una per una le firme apposte, che sarebbero poi state autenticate dal cancelliere.

Una intera notte trascorsa a rimediare ad un banale errore: dovendo recuperare tutte le sottoscrizioni, le avrebbero ricopiate una ad una. Ora sono imputati a vario titolo per falso e violazione della legge regionale del Sessanta sulle consultazioni elettorali.

L’indagine coinvolse a vario titolo l’ex deputato nazionale Riccardo Nuti, allora candidato sindaco di Palermo, Giulia Di Vita e Claudia Mannino, ex parlamentari nazionali. Coinvolti anche i deputati regionali Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, che però hanno ammesso le loro responsabilità e accusato i

Pene comprese tra un anno e sei mesi e due anni e 3 mesi per i 14 attivisti ed ex deputati nazionali e regionali del Movimento Cinque Stelle per un cancelliere del Tribunale di Palermo: a richiedere la condanna la Procura di Palermo nell’ambito del processo per le firme false a sostegno della lista pentastellata per le comunali presentate nel 2012. La vicenda fece scalpore.

Era la notte del 3 aprile del 2012 ed il comitato dei Cinque Stelle era riunito perché il giorno dopo si sarebbero dovute presentare le firme necessarie per presentare la lista alle elezioni locali. Ma, stando alle accuse, gli attivisti si accorsero di avere sbagliato il luogo di nascita di uno dei sottoscrittori e così decisero di ricopiare una per una le firme apposte, che sarebbero poi state autenticate dal cancelliere.

Una intera notte trascorsa a rimediare ad un banale errore: dovendo recuperare tutte le sottoscrizioni, le avrebbero ricopiate per provare a rimediare. Ora sono imputati a vario titolo per falso e violazione della legge regionale del Sessanta sulle consultazioni elettorali.

L’indagine coinvolse a vario titolo l’ex deputato nazionale Riccardo Nuti, allora candidato sindaco di Palermo, Giulia Di Vita e Claudia Mannino, ex parlamentari nazionali. Coinvolti anche i deputati regionali Claudia La Rocca e Giorgio Ciaccio, che però hanno ammesso le loro responsabilità e accusato i colleghi.

Ciaccio, però, come ha sottolineato il pm nella requisitoria, non ha ripetuto in aula le accuse. Secondo la ricostruzione della Procura, Riccardo Nuti, candidato sindaco, e un gruppo ristretto di attivisti a lui vicini – Samantha Busalacchi, Claudia Mannino e Giulia Di Vita – avrebbero pensato a un rimedio: correggere il vizio di forma e, vista l’impossibilità di ricominciare la raccolta e raggiungere il numero delle firme necessarie, ricopiare dalle originali quelle già in loro possesso. In una notte convulsa sarebbero state falsificate migliaia di sottoscrizioni. Gli altri imputati sono: Giuseppe Ippolito, Stefano Paradiso, Toni Ferrara, Alice Pantaleone, Riccardo Ricciardi, Pietro Salvino.

La pena più alta, 2 anni e 3 mesi è stata chiesta per il cancelliere Giovanni Scarpello e l’avvocato Francesco Menallo, mentre un anno e sei mesi, pena più lieve, è stata invocata per l’ex deputata regionale Claudia La Rocca che ha collaborato con gli inquirenti. Per tutti gli altri imputati è stata chiesta la condanna a due anni. I reati contestati si prescrivono tutti a febbraio.

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martedì, 29 ottobre 2019 - 18:31
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