L’avvocato Cardillo su Napoli-Atalanta: «Minata la credibilità del calcio, l’Aia deve cacciare Banti e Giacomelli» | Intervista

di Gianmaria Roberti

«Vuole che le risponda da tifoso, da sportivo o da uomo di diritto?». A 48 ore dal caso Napoli-Atalanta, non evapora il malumore dell’avvocato Edoardo Cardillo, presidente del Club Napoli Tribunale.

Veda lei, faccia una sintesi di tutti e tre
Sicuramente è una vicenda che desta grandissimo sconcerto per le decisioni non adottate nel corso della partita sia dall’arbitro Giacomelli che dagli addetti al cosiddetto Var. Penso che la vicenda, che ha giustamente scomodato dei parlamentari con un’interrogazione al ministro dello Sport, mini la stessa credibilità del calcio in Italia, che già di per sé si presta a censure per come è strutturato a livello professionistico, dilettantistico e addirittura a livello di scuole calcio.

La sua suona come una condanna inappellabile
La verità è che il calcio in Italia rappresenta il peggio dello sport italiano, ed è perfettamente in linea con il peggio della società civile. È rappresentativo di una situazione di estremo declino, in cui contano solo i poteri forti, gli autoreferenziali, coloro che esercitano la prepotenza sugli altri, e che non hanno minimamente nel Dna una connotazione di equilibrio. Specialmente nel momento in cui rivestono incarichi di grandissima responsabilità, non solo per i risultati del campo, ma anche in riferimento alla tenuta di ordine pubblico. E devo dire che ancora una volta il popolo napoletano, presente allo stadio, pur rendendosi conto di un torto infinitamente grande subito dal Napoli, ha avuto la capacità di protestare civilmente.

Da uomo di legge cosa pensa dell’accaduto?
Devo dire che Giacomelli e gli addetti al Var hanno male interpretato e applicato il protocollo Var. Ne hanno disapplicato una delle regole, che consente all’arbitro in particolari situazioni, una delle quali sovrapponibili a quella avvenuta in Napoli-Atalanta, di andare a verificare la correttezza della propria decisione. Giacomelli si è rifiutato di andare a controllare, con ciò violando il protocollo e dimostrando un’autoreferenzialità e una prepotenza che non fa bene al calcio e allo sport. Lo sport è anzitutto un esercizio di civiltà tra gli uomini.

Senta, alcuni suoi colleghi hanno fatto partire diffide nei confronti della Figc e dell’Aia. Crede ci siano profili legali nei fatti?
Ci sarebbero profili legali. Se il potere è “controllabile” in un paese democratico, allora la strada è percorribile. Se viceversa è un potere non scalfibile e non controllabile, perché i sistemi di controllo non vogliono che si controlli quel potere, allora non c’è strada che possa essere percorsa.

Nel dettaglio, su cosa potrebbe concentrarsi un’azione legale?
Noi abbiamo verificato che nel corso di quella partita ci sono tre episodi incriminati. Per scoprire se non sono stati sanzionati giustamente e se gli addetti al Var erano attenti in quel momento, qualcuno dovrebbe autorizzare l’ascolto di quanto si sono detti i medesimi addetti e l’arbitro Giacomelli. Noi abbiamo il diritto di sapere se il Napoli, i napoletani, la città di Napoli e il calcio sono stati vilipesi con dolo da chi doveva garantire uno svolgimento regolare di una gara. Si tratta di applicare le regole di un paese civile e di uno stato di diritto.

In che senso c’entra lo stato di diritto?
Gli arbitri assurgono al ruolo di giudici, e in uno stato di diritto i giudici devono manifestare un minimo di responsabilità. L’irresponsabile non ha diritto di amministrare giustizia. Se Banti (addetto Var, ndr) e Giacomelli non ne hanno dimostrata, devono essere cacciati dall’Aia.

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venerdì, 1 novembre 2019 - 19:24
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