Rapporto Svimez, requiem per il Sud Italia tra recessione e fuga dei giovani: «Reddito di cittadinanza è un fallimento»

reddito di cittadinanza

E’ un quadro a tinte fosche quello che lo Svimez, l’associazione privata che promuove lo studio delle condizioni economiche del Mezzogiorno d’Italia, tratteggia facendo il punto sulla condizione del Sud. Spopolamento demografico, nessun investimento, gap economico col Nord e politiche sociali come il reddito di cittadinanza assolutamente fallimentari: la questione meridionale è più che attuale.

Presentato questa mattina a Roma, nella nuova aula del palazzo dei gruppi parlamentari alla Camera, alla presenza anche del premier Giuseppe Conte, il Rapporto Svimez 2019 accende un faro sui nuovi temi dell’antica questione meridionale che «impongono un cambio di prospettiva nell’analisi della stagnazione italiana».

Nell’ultimo ventennio, la «politica economica nazionale ha disinvestito dal Mezzogiorno, ha svilito anziché valorizzare le sue interdipendenze con il Centro- Nord. Il progressivo disimpegno della leva nazionale delle politiche di riequilibrio territoriale ha prodotto conseguenze negative per l’intero Paese». I dati inoltre rivelano «il pronunciato processo di convergenza sperimentato dall’Europa dell’Est, l’allontanamento dei paesi dell’Europa del Sud, Italia inclusa, dai livelli medi di tenore di vita europei; la crescita tendenziale del reddito pro capite nell’Europa del Nord».

Il Nord Italia, prosegue il rapporto, «non è più tra le locomotive d’Europa, alcune regioni dei nuovi Stati membri dell’Est superano per Pil molte regioni ricche italiane, avvantaggiate dalle asimmetrie nei regimi fiscali, nel costo del lavoro, e in altri fattori che determinano ampi differenziali regionali di competitività».

La stagnazione «è aggravata da dinamiche demografiche avverse che riguardano tutto il Paese e segnatamente il Mezzogiorno». Per effetto della rottura dell’equilibrio demografico (bassa natalità, emigrazione di giovani, invecchiamento della popolazione), «il Sud perderà 5 milioni di persone e, a condizioni date, quasi il 40% del Pil. Solo un incremento del tasso d’occupazione, soprattutto femminile, può spezzare questo circolo vizioso». Per la Svimez bisogna tornare a «una visione unitaria della stagnazione italiana, smarcandosi dalla lettura dell’aumento delle disuguaglianze esclusivamente legata al confine immutabile tra Nord e Sud. Per questo motivo vanno valorizzate le complementarietà che legano il sistema produttivo e sociale delle due parti del Paese».

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lunedì, 4 novembre 2019 - 18:06
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