Un club privato del Napoli era la base logistica delle truffe agli anziani. A capo del business una donna di 79 anni

Procura Napoli
di Manuela Galletta

Un circolo privato ‘Club Napoli’ elevato a base operativa per le truffe agli anziani. E’ quarto emerge dagli atti dell’inchiesta coordinata dalla procura di Napoli che stamattina ha portato all’esecuzione di 51 misure cautelari. Il circolo, che insiste in piazza Santa Maria della Fede (nei pressi del corso Garibaldi), è al centro dell’indagine nell’ambito dell’operazione condotta dai carabinieri. A gestire il circolo era Emanuela Peluso, finita agli arresti domiciliari – ma solo in ragione dell’età avanzata (ha 79 anni) – per effetto dell’ordinanza di custodia cautelare a firma del gip Giannone.

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La donna, secondo gli inquirenti, sarebbe stata una delle «organizzatrici dell’associazione criminale» cui facevano capo tutti i singoli sottogruppi che materialmente commettevano le truffe agli anziani dopo essersi divisi le zone di competenza (disseminante in mezza Italia). Altri componenti dell’organizzazione madre, secondo l’accusa, sarebbero i due figli della Peluso, ossia Espedito Diana (che avrebbe avuto anche il ruolo di referente di tutti i gruppi operativi) e Giuseppina Diana (addetta alla contabilità), nonché Tommaso Cristiano (addetto alla gestione della cassa in cui confluiscono i proventi di tutte le truffe realizzate da vari gruppi). A tutti loro peraltro è contestata l’aggravante della matrice camorristica per avere agito al fine di agevolare il clan Contini.

Secondo quanto emerso nel corso delle indagini, la donna avrebbe trasformato il circolo privato ‘Club Napoli’ nella cabina di regia delle truffe. Qui si sarebbero incontrati di frequente gli affiliati «per concordare le attività criminali e per raccordarsi fra loro in maniera diretta evitando contatti telefonici, al fine di eludere le investigazioni».

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venerdì, 8 novembre 2019 - 11:11
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