Trattativa Stato-Mafia, Berlusconi scarica Dell’Utri: non risponde alle domande della difesa dell’ex senatore di Fi

Berlusconi

«Presidente, su indicazione dei miei avvocati, intendo avvalermi della facoltà di non rispondere». Davanti ai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Palermo (presidente Angelo Pellino), Silvio Berlusconi chiude in pochi minuti la sua deposizione al processo sulla trattativa Stato-Mafia. Lo fa con una scelta difensiva che, poco la diffusione della notizia sul suo silenzio, dà il là a dichiarazioni polemiche. Berlusconi era stato convocato come teste assistito (status che gli garantisce la facoltà di non rispondere, facoltà che non è prevista per i teste ‘semplici’), perché nei mesi scorsi è stato indagato dalla procura di Firenze sulle stragi di mafia del 1993.

A citare Silvio Berlusconi era stata la difesa dell’imputato Marcello Dell’Utri, che al leader di Forza Italia è legato da sempre da un rapporto di strettissima fiducia, per riferire «quanto sa a proposito delle minacce mafiose subite dal governo da lui presieduto nel 1994 mentre era premier». Un inciso: in primo grado Dell’Utri è stato condannato a 12 anni per minaccia a Corpo politico dello Stato; la sentenza fu emessa il 20 aprile dello scorso anno dalla Corte d’Assise di Palermo (presidente Alfredo Montalto).

La richiesta di sentire Berlusconi era stata avanzata nel ricorso avverso la sentenza di primo grado perché nelle motivazioni del primo verdetto Berlusconi veniva dipinto come vittima della minaccia stragista rivolta da Cosa nostra allo Stato, per il tramite di Dell’Utri, e perché Berlusconi non è mai stato sentito in aula, né in fase d’indagine. Una circostanza che, secondo il legale, andava sanata essendo l’esame di Berlusconi «una logica conseguenza dalla qualifica di persona offesa attribuita al medesimo nella sentenza impugnata in quanto destinatario finale della ‘pressione o dei tentativi di pressione’ di Cosa nostra». Ma Berlusconi ha deciso di rimanere in silenzio, scatenando il duro commento dell’ex azzurro Amedeo Laboccetta (oggi presidente dell’Associazione Polo Sud): «Sarebbe bastato poco per aiutare l’amico Marcello, ma Berlusconi sceglie di dimenticare, di non ricordare, di non rispondere abbandonando così il suo amico (….) L’aula bunker dell’Ucciardone come il bunker di Arcore: meglio resistere, fuggire al confronto che sia democratico, partitico o giudiziario piuttosto che affrontare quel mondo derivazione di un glorioso passato, rifiutando l’istinto di ogni superiore sentire».

Prima che Berlusconi entrasse in aula (poco dopo le 11), l’avvocato Francesco Centonze, che assiste dell’Utri, aveva chiesto alla Corte d’assise d’appello la proiezione di un video contenente una conferenza stampa fatta da Silvio Berlusconi il 20 aprile 2018, subito dopo la sentenza del processo di primo grado sulla trattativa tra Stato e mafia. «Il video dura pochi minuti e riteniamo che abbia un contenuto rilevante, rappresenta un fatto, ossia l’onorevole Berlusconi il giorno della pronuncia della corte d’assise di Palermo rende delle dichiarazioni e sostiene testualmente che “il governo Berlusconi non ha mai ricevuto nel ’94 e negli anni a seguire nessuna minaccia dalla mafia o dai suoi rappresentanti” e continua rivendicando l’operato dei governo», aveva spiegato l’avvocato Centonze. Alla richiesta della difesa si sono opposti i due sostituti procuratori generale Giuseppe Fici e Sergio Barbiera, per i quali il video è «inopportuno» e non c’è «alcuna esigenza che venga proiettato». La Corte ha quindi rigettato l’istanza di proiettare il video ma ha disposto la trascrizione della intervista di Berlusconi. Già nella prossima udienza, che si terrà il 25 novembre, la Corte d’assise conferirà l’incarico a un perito. «Il documento è stato già acquisito agli atti, come dice la Cassazione non è necessario che la proiezione avvenga nel contraddittorio delle parti», ha precisato il presidente Pellino.

Il silenzio di Berlusconi in Corte d’Assise d’Appello ha innescato le reazioni politiche del Movimento Cinque Stelle che reputa la scelta di Berlusconi un «brutto segnale per l’immagine dello Stato». «La sua è ovviamente una scelta possibile e del tutto legittima, ma non è mai irrilevante quando un ex presidente del Consiglio decide di non parlare di un argomento cosi’ delicato: le possibili minacce recapitate da Cosa Nostra a Palazzo Chigi, dove lui era premier in carica. Da chi rappresenta le istituzioni della Repubblica ci aspettiamo piena collaborazione verso l’accertamento della verità in tribunale e per l’affermazione della legalità, sempre e comunque. Berlusconi ha scelto di fare diversamente e non è la prima volta», ha scritto  in una nota i rappresentanti del MoVimento 5Stelle nella commissione parlamentare Antimafia.

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lunedì, 11 Novembre 2019 - 16:22
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