Procura di Salerno, la nomina di Borrelli diventa un caso: il plenum del Csm azzera ogni decisione e rimanda gli atti indietro

Il magistrato Giuseppe Borrelli
di Manuela Galletta

Adesso la nomina del nuovo capo di procura a Salerno diventa un caso. Il plenum del Csm che era a un passo dall’assegnare l’incarico all’attuale procuratore aggiunto di Napoli Giuseppe Borrelli, il cui nome era stato proposto dalla Commissione per gli incarichi direttivi del Consiglio superiore della magistratura, si è spogliato di ogni decisione e ha rinviato gli atti indietro. E’ accaduto nella giornata di ieri, la stessa turbolenta giornata in cui il plenum ha deliberato la nomina di tre nuovi magistrati in Dna, bruciando uno dei tre candidati dato per favorito, il pm napoletano Catello Maresca. 

Cosa sia accaduto nel corso dei lavori non è dato saperlo, ché il verbale è stato secretato. Quel che è certo è che l’incartamento è stato rispedito alla quinta Commissione, quella appunto competente gli incarichi direttivi e dalla quale era arrivata l’indicazione di Borrelli come candidato a guidare la procura salernitana. Quel che è certo – e il dato era stato già documentato da Giustizia News24 – è che a fermare la corsa di Borrelli è stata una mozione del consigliere Piercamillo Davigo (di ‘Autonomia & Indipendenza’) che aveva reso necessario un approfondimento istruttorio. Anche sul contenuto della mozione vi è però il massimo riserbo. Tuttavia è facile immaginare che sullo stop alla designazione di Borrelli a capo dei pm salernitani, che sino a poche settimane fa sembrava cosa fatta, pesi come un macigno lo scandalo che in primavera ha travolto le toghe.

Borrelli, suo malgrado, ha trovato il proprio nome inserito in alcune intercettazioni. A lui hanno fatto riferimento, in una conversazione, il pm romano Luca Palamara – che è il centro dello scandalo – e il pm Cesare Sirignano (oggi alla Dna ma in passato magistrato della Dda di Napoli) ragionando sull’esigenza di Palamara di riuscire a piazzare un magistrato ‘favorevole’ a Palamara alla guida della procura di Perugia, perché a Perugia era stato inoltrato da un altro pm romano, Stefano Fava, un esposto contro Pignatone (che all’epoca era ancora procuratore di Roma) e Paolo Ielo (procuratore aggiunto a Roma). Borrelli era tra quelli ad avere fatto domanda per quell’incarico a Perugia e, secondo Cesare Sirignano, era disponibile a portare avanti quell’esposto. Ma, una volta rese note quelle intercettazioni (nessuna delle quali vede Borrelli parlare in prima persona), Borrelli ha presentato un esposto contro Sirignano per contestare l’infondatezza del contenuto del suo pensiero e per rivendicare la propria correttezza. Ecco, questo scenario – sul quale sono ancora in corso indagini da parte della procura di Perugia, titolare del fascicolo su Palamara e sui suoi tentativi di ingerenza nelle nomine dei capi di alcuni uffici di procura – potrebbe avere inciso sulla decisione finale del Csm rispetto al nuovo incarico verso il quale Borrelli era proiettato.

Resta adesso aperto un altro interrogativo. Cosa accadrà con la trasmissione degli atti alla quinta Commissione? La Commissione dovrà compiere un nuovo accertamento istruttorio per sgomberare i dubbi del plenum oppure la procedura concorsuale che era stata espletata sarà annullata e si ripartirà da zero come accaduto con la nomina del capo della procura di Roma?

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mercoledì, 13 novembre 2019 - 14:59
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