Ex Ilva, Arcelor Mittal comunica lo stop degli impianti ai sindacati, il governatore Emiliano: «Si ricominci a ragionare»

Ilva Taranto

Arcelor Mittal comunica lo stop agli impianti dell’ex Ilva di Taranto da gennaio 2020. A comunicarlo, in una nota, il segretario generale Fim Cisl Marco Bentivogli. «Questa  mattina l’ad di Arcelor Mittal, Lucia Morselli, ha incontrato le Rsu di Taranto – scrive Bentivogli -per smentire le notizie emerse dalla Regione Puglia al termine dell’incontro di ieri. Morselli ha invece comunicato il piano di fermate degli altoforni: Afo2 il 12 dicembre, Afo4 il 30 dicembre e Afo1 il 15 gennaio mentre verrà chiuso il treno a caldo tra il 26 e il 28 novembre per mancanza di ordini. Inoltre, la Rsu ha chiesto in che prospettive ci si muove e se intendono fare dichiarazioni di esuberi, discussione che l’azienda ha rinviato al tavolo ministeriale di domani». Secondo i sindacati questo piano di fermate «modifica sostanzialmente le previsioni contenute nell’Aia (Autorizzazione Integrata Ambientale) pertanto l’azienda si confronterà con il ministero dell’Ambiente su questo cambio di programma. Se ancora non fosse chiaro la situazione sta precipitando in un quadro sempre più drammatico che non consente ulteriori tatticismi della politica».

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sull’incontro di ieri con l’ad della multinazionale in Italia, ha precisato: «E’ chiaro che prima che il giudice stabilisca il diritto al recesso da parte di ArcelorMittal, in teoria non può andare dal portiere e lasciare le chiavi, deve rimanere a Taranto. Ma era una mia personale constatazione, l’ad non aveva il compito di parlarmi di questo ma aveva solo il compito di assicurarmi che il pagamento dell’indotto sarebbe avvenuto. In questa fase ci vuole molta calma e io mi sono sempre permesso di consigliare a Mittal di studiare bene il diritto italiano, perché non ci si può sciogliere da un contratto soprattutto per un gruppo quotato in borsa di quel livello».

E aggiunge: «Io mi auguro che si trovi una via di uscita anche perché se ci sono problemi di economicità della gestione penso di avere capito che il governo italiano se ne fa carico, vuole comprendere quali sono le difficoltà di gestione della fabbrica. Ma se si vuole rinegoziare l’accordo, il contratto, questa rinegoziazione non può avvenire con un atto che manca di rispetto al governo che è appunto quello di annunciare il recesso ‘ad nutum’, in maniera secca». «Speriamo che si possa ricominciare a ragionare, perché se c’è un problema economico io penso che il governo italiano questa questione se la pone perché non può pretendere che qualcuno gestisca l’acciaieria perdendo 60 milioni al mese. Certo perdono il doppio di quello che perdevano i commissari del governo italiano, quindi evidentemente gestire quella acciaieria è veramente complicato» conclude il presidente della Regione Puglia.

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giovedì, 14 novembre 2019 - 18:10
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