A Boscotrecase sagome di donne ferite in vetrina, ma «la violenza non è solo quella che ammazza»

Boscotrecase

Ogni quindici minuti una donna è vittima di violenza per un totale di 88 casi ogni giorno. Questi i dati allarmanti diffusi dalla polizia attraverso la pubblicazione ‘Questo non è amore 2019’. Nell’82% dei casi chi fa violenza su una donna non bussa ma ha le chiavi di casa e l’ex partner è indicato dalla vittima come presunto autore degli atti persecutori nel 60% dei casi. Per battere questo fenomeno tante associazioni ogni giorno combattono contro la violenza di genere. Tra le più attive, in provincia di Napoli, è sicuramente l’associazione ‘La Fenice Vulcanica’ da anni combatte a fianco delle vittime di violenza. Per spronare le donne a denunciare e aiutarle nel percorso ha attivato da qualche anno il centro ‘Ti Ascolto’, presso il comune di Boscotrecase.

Ieri, lunedì 25 novembre 2019, in occasione della ‘Giornata internazionale contro la violenza sulle donne’ ha messo in atto l’ennesima, forte, campagna di sensibilizzazione coinvolgendo piccoli e grandi operatori commerciali della cittadina vesuviana dal titolo ‘Boscotrecase dice NO alla violenza sulle donne #nondarglielavinta#’. Per tutta la giornata di ieri, i commercianti hanno esposto nelle loro vetrine, sagome di donne con i segni della violenza. Una giornata all’insegna della lotta alla violenza di genere che è proseguita anche, alle ore 18, presso l’aula consiliare del comune con la presentazione del libro ‘Femmena e curaggio’ scritto da una donna vittima di violenze che ha trovato il coraggio di denunciare e raccontare la sua storia. Alla presentazione il sindaco di Boscotrecase Pietro Carotenuto, la casa editrice ‘Il quaderno’ rappresentata da Sergio d’Alessio, il consigliere comunale Maria Luisa Russomanno, la docente Giusy Parolisi, il presidente dell’associazione ‘La Fenice Vulcanica’ Angela Losciale, e l’autrice Fortuna Cestari. Ad aprire il dibattito il primo cittadino che ha ricordato che per avere effetto la lotta alla violenza sulle donne «ha bisogno di una crescita culturale e sociale all’interno della cittadinanza e dimostrando che le istituzioni sono vicine alla problematica».

«Da quando siamo alla guida della città – sottolinea il sindaco – stiamo tentando di dare un taglio sociale, ad accendere i fari sui temi fondamentali che servono a costruire una società civile e responsabile e soprattutto a dare un esempio alle future generazioni». L’editore Sergio d’Alessio ha ricordato le lotte e le conquiste ottenute dai gruppi femministi degli anni ’60 e ’70 come l’aborto, la cancellazione del delitto d’onore fino al più attuale Codice Rosso. L’autrice Fortuna Cestari, dopo aver ringraziato le autorità, ha sottolineato come «la violenza più brutta non è quella fisica ma quella psicologica perché continua ancora. La violenza psicologica non proviene solo dall’amante o dal marito ma può provenire anche dalla tua migliore amica, una madre, un fratello o un padre». «Si inizia – spiega l’autrice – con la psicologia, con l’isolarti dal mondo, sul lavoro, dagli amici e in qualsiasi ambito perché più si oppone resistenza, più si lotta, più si va avanti e più il bullo si accanisce». Poi l’autrice, leggendo un passo del libro, spiega che «bisogna scoprire quali sono le paure che ci attanagliano e non ci fanno agire». «Sono prima le nostre paure che vanno sconfitte perché è lì che nasce il coraggio di prendere la nostra vita in mano e spezzare le catene» conclude.

Il presidente dell’associazione ‘La Fenice Vulcanica’ Angela Losciale ha sottolineato come «le mamme possano essere d’esempio per i figli. Bisogna avere il coraggio di non delegare mai, di non accontentarsi mai e di non permettere mai a nessuno di rovinare la nostra esistenza e il nostro essere. Così possiamo essere esempio concreto per i nostri figli e per le generazioni che verranno dopo». «Perché – spiega Angela Losciale – noi abbiamo bisogno di una rivoluzione culturale. La legge cerca di fare tanto ma bisogna andare alla causa. Quando abbiamo chiesto ai ragazzi: “secondo voi è violenza se un ragazzo pretende di leggere i messaggi sul telefonino della fidanzata?” Loro ci hanno risposto “no, è gelosia”. E’ da qui che bisogna partire. La violenza non è solo quella che ammazza. Tutti quanti insieme, tutta la società civile, dobbiamo impegnarci e partire da questo» conclude il presidente dell’associazione. Al termine del dibattito il sindaco Pietro Carotenuto e Angela Losciale hanno scoperto una targa in «memoria di tutte le donne morte per mano di chi diceva di amarle perché le loro storie non affondino nel silenzio, ma risveglino coscienza e civiltà».

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martedì, 26 Novembre 2019 - 20:53
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