Corruzione, l’ex eurodeputata di Fi Comi lascia i domiciliari ma non potrà guidare le sue società

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Lara Comi

La gravità indiziaria resta confermata, ma la misura cautelare degli arresti domiciliari viene dichiarata eccessiva e sostituita con una misura interdittiva. L’ex eurodeputata di Forza Italia Lara Comi lascia gli arresti domiciliari, su ordine del gip Raffaella Mascarino, ai quali era dal 14 novembre nell’ambito dell’inchiesta denominata ‘mesa dei poveri’. Lo hanno deciso i giudici del Tribunale del Riesame di Milano in parziale accoglimento del ricorso presentato dall’avvocato Gian Piero Biancolella. Il Riesame ha disposto l’interdizione di Comi per sei mesi dalla direzione di società. «Sono molto felice e ora sono più che mai determinata a fare emergere la mia innocenza», sono state le prime parole che Lara Comi ha rivolto al suo legale, l’avvocato Gian Piero Biancolella.

L’ex eurodeputata è accusata di corruzione e truffa ai danni dell’unione europea. Tre gli episodi contestati alla ex rappresentante azzurra in Europa: uno riguarda due contratti di consulenza ricevuti dalla sua società, la Premium Consulting Srl, con sede a Pietra Ligure (Savona), da parte di Afol e, in particolare, dal dg  Giuseppe Zingale, «dietro promessa di retrocessione di una quota parte» allo stesso Zingale, in carcere, e a Caianiello; un altro episodio è relativo ad una consulenza, ritenuta fasulla, da 31mila euro incassata da una società del presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti; il terzo episodio, quello della truffa ai danni del Parlamento europeo, è relativo alla circostanza che Lara Comi – al tempo in cui era eurodeputata – avrebbe gonfiato lo stipendio dell’addetto stampa obbligando quest’ultimo a rigirare una parte del soldi. Rispetto a queste accuse, Lara Comi aveva reso un ampio interrogatorio di cinque ore producendo anche dei documenti a sostegno della sua innocenza.

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giovedì, 5 Dicembre 2019 - 20:15
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