Violenza in corsia: infermiera del Vecchio Pellegrini aggredita dai familiari di una paziente ricoverata in Ortopedia

Ospedale
Una corsia d'ospedale

Nuova aggressione ai danni di un infermiere in un ospedale di Napoli. I familiari di una paziente in attesa di essere visitata hanno aggredito una paramedico al termine di una lite, la vittima ha riportato ferite alla spalla guaribili in sette giorni.

La vicenda, che non è la in un nosocomio napoletano, è accaduta ieri pomeriggio. La paziente, una anziana di 72 anni in attesa al terzo piano del ‘Vecchio Pellegrini’ nel reparto di Ortopedia, era accompagnata dai familiari. Una lunga attesa, stando alle loro rimostranze, protrattasi tanto, troppo. A nulla sono valse le rassicurazioni del personale presente. I familiari hanno prima avuto un diverbio con l’infermiera di turno in quel momento, poi l’hanno spintonata ed aggredita verbalmente. La donna è stata medicata per dolori ad una spalla ed un forte stato di agitazione. Sono in corso accertamenti per verificare le responsabilità di chi accompagnava l’anziana.

Proprio nei giorni scorsi sono stati resi noti i numeri relativi agli episodi di violenza contro medici e paramedici negli ospedali del capoluogo campano. Nel 2019 sono stati almeno cento gli episodi denunciati, tanto da indurre il procuratore Giovanni Melillo ad istituire un pool antiviolenza, un gruppo di lavoro specializzato nelle aggressioni in ospedale che punti ad arginare il fenomeno. Una iniziativa coerente con l’appello del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese che, in una recente dichiarazione, ha affermato che i raid contro il personale sanitario a Napoli costituiscono una «emergenza nazionale».

I casi che hanno scandito la cronaca, del resto, hanno raggiunto numeri e livelli inquietanti determinando la necessità di un pool specializzato. In controtendenza a questa presa di coscienza, però, l’archiviazione disposta settimane orsono dal gip di Napoli nei confronti del papà di una bimba di cinque anni che aveva preso a bastonate un infermiere. Sull’uomo, scrisse il giudice, aveva influite l’evidente stato di ansia connesso alle condizioni della figlia. Una decisione che ha creato scalpore e non poche polemiche tra le organizzazioni di categoria.

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lunedì, 16 dicembre 2019 - 10:50
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