Peculato, ai domiciliari ex dirigente Unep della Corte d’Appello di Potenza e un assistente giudiziario

Guardia di Finanza

Tutto è partito da una segnalazione della Corte di Appello di Potenza che aveva rilevato «gravi irregolarità ed ammanchi nella gestione del denaro che doveva essere utilizzato per il pagamento delle notifiche». E’ così che la Guardia di Finanza e la Polizia si sono imbattuti in tre diverse storie di illeciti commessi da dipendenti del Ministero della Giustizia che stamattina sono sfociate negli arresti domiciliari dell’ex dirigente dell’Unep della Corte di appello di Potenza, Pasquale Guglielmo Di Gioia, e di un assistente giudiziario della stessa Corte, Claudio Giangrande. Un altro funzionario dell’Ufficio notificazioni esecuzioni e protesti è invece indagato a piede libero: la procura ne aveva chiesto l’arresto, contestandogli di essersi appropriato di 7mila euro, ma il gip ha respinto la richiesta ritenendo insussistenti le esigenze cautelari.

Diversi sono i fatti contestati a ciascun indagati. Di Gioia risponde di peculato aggravato e continuato perché, secondo l’accusa, avrebbe utilizzato illecitamente somme di denaro, per oltre 70mila euro, di cui aveva la disponibilità in ragione delle sue funzioni. Quelle somme di denaro gli venivano consegnate dagli avvocati e il funzionario avrebbe dovuto versarle alle Poste, cosa che non sarebbe accaduta. Nei confronti di Di Gioia è stato anche disposto (ed eseguito) un sequestro preventivo per equivalente per circa 30mila euro; l’uomo ha già già restituito parte del denaro.

Claudio Giangrande, invece, risponde di favoreggiamento personale e peculato (aggravato e continuato). La sua storia è direttamente collegata con l’arresto dell’avvocato civilista Raffaele De Bonis, che si trova ai domiciliari dal 17 ottobre per corruzione. Giangrande è accusato di favoreggiamento per aver “bonificato” lo studio di De Bonis, al quale era “molto legato”, da eventuali microspie; e di peculato per essersi impossessato di marche da bollo per migliaia di euro (rinvenute presso la sua abitazione) che i legali depositavano presso la cancelleria; e per abuso in atti d’ufficio, «per aver omesso di ritirare le marche da bollo in tutti i procedimenti civili patrocinati da De Bonis». Giangrande, sempre per assecondare De Bonis, avrebbe anche sostituito alcune pagine dei fascicoli processuali civili dell’avvocato.

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martedì, 17 Dicembre 2019 - 13:27
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