Corruzione, condannato l’ex ministro delle Telecomunicazioni Landolfi. Cancellata l’aggravante di avere favorito i Casalesi

Mario Landolfi
L'ex ministro Mario Landolfi

Le accuse che la Direzione distrettuale antimafia di Napoli contestata all’ex ministro della Telecomunicazioni Mario Landolfi, ex esponente di An e Pdl, reggono solo in parte. Regge la contestazione di corruzione ma l’aggravante della matrice camorristica di stampo mafioso, la più grave considerato che essa presupponeva un legame con il clan dei Casalesi, è stata cancellata. Si è concluso così, nella tarda serata di oggi, il processo di primo grado a carico di Mario Landolfi. La sentenza è stata emessa dai giudici del Tribunale di Santa Maria Capua all’esito di un articolo dibattimento.

Landolfi è stato riconosciuto colpevole in relazione all’accusa di corruzione, mentre è stato assolto per i capi di truffa e favoreggiamento. Il sostituto anticamorra della Procura di Napoli Simona Belluccio aveva chiesto al termine della requisitoria una pena di 3 anni e 6 mesi. L’ex ministro aveva rinunciato alla prescrizione, che sarebbe scattata entro pochi mesi. A Landolfi si contestava un episodio risalente al 2004: l’avere fatto dimettere dal Consiglio comunale di Mondragone l’allora consigliere d’opposizione Massimo Romano in cambio dell’assunzione della moglie nell’azienda dei rifiuti, con l’obiettivo di far entrare in assise una persona che avrebbe aiutato il sindaco Ugo Conte, di centro-destra, a tenere in piedi la maggioranza. Secondo la Dda queste manovre avvennero ad un mese dalle elezioni Comunali e servirono, secondo l’accusa della Dda, a non far cambiare maggioranza nel Consorzio rifiuti Caserta4 (Ce4), facendo in modo che i clan potessero continuare a gestirlo attraverso la politica.

L’ipotesi dei magistrati anticamorra era che Cosentino avrebbe costituito il “referente nazionale dei Casalesi” (confermata in primo grado), mentre l’altra leva del potere sarebbe stata detenuta dal secondo uomo forte del centro-destra nel Casertano, appunto Mario Landolfi. Uno scenario quest’ultimo che la sentenza ha però spazzato via. Sarà importante, adesso, attendere il deposito delle motivazioni per comprendere il perché il Tribunale non ha ritenuto convincente la parte più ‘pesante’ dell’impostazione accusatoria.

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lunedì, 23 Dicembre 2019 - 20:47
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