Eternit, morti per amianto a Casale: sit-in dinanzi al Tribunale di Vercelli, udienza preliminare a carico di Schmidheiny

Eternit Vercelli

Si sono radunati dinanzi al Tribunale di Vercelli e hanno sposto striscioni e bandiere per chiedere Giustizia. Questa mattina, dinanzi al giudice dell’udienza preliminare Fabrizio Filice, si apre l’udienza sul filone vercellese di Eternit che riguarda 392 casi di morte o malattia per l’esposizione alle fibre di amianto presente nello stabilimento (poi dismesso) di Casale. L’imputato è uno solo, il magnate svizzero Stefan Schmidheiny che era il proprietario del colosso industriale che aveva stabilimenti in più parti di Italia e che oggi sono tutti chiusi.

«Speriamo che questa volta Schmidheiny non la faccia franca: vittime di amianto ce ne sono state e ce ne saranno ancora», dice Italo Ferrero, rappresentante dell’Afeva, Associazione familiari vittime dell’amianto, che era impegnato nel sit-in. Tanti come lui hanno indossato il tricolore con la scritta “Eternit giustizia”. «Ho avuto quattro familiari morti di amianto, tra cui uno di 49 anni che non ha mai lavorato in fabbrica – racconta Ferrero -. L’unica sua ‘colpa’ è stata quella di aver respirato l’aria di Casale. Continueremo ad avere morti fino al 2040 solo per aver respirato la fibra killer: Schmidheiny deve pagare, perché era consapevole che stava uccidendo centinaia di persone». Presente al presidio anche Valter Bossoni, leader della Cgil Vercelli: «Chiediamo giustizia in maniera definitiva – ha sottolineato -. La questione non interessa solo i lavoratori dell’Eternit, ma l’intera cittadinanza».

La procura ha contestato all’imputato il reato di omicidio volontario. La stessa accusa per la quale Stefan Schmidheiny è imputato a Napoli, dinanzi ai giudici della Corte d’Assise, per la morte di sei operai dello stabilimento di Bagnoli e di due cittadini.

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martedì, 14 gennaio 2020 - 12:05
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