Napoli, le suppletive per il Senato mettono d’accordo Pd-Dema: prove generali per le Regionali e le Comunali? Incognita Iv

Sandro Ruotolo

Prove generali per le imminenti elezioni Regionali e le prossime Comunali, o più semplicemente una manovra per blindare uno scranno al Senato dove la maggioranza di governo balla paurosamente? Quale sia la strategia che ieri sera ha portato il Partito democratico e Luigi de Magistris a convergere su uno stesso candidato per le elezioni suppletive a Napoli indette per sostituire al Senato il compianto geologo Franco Ortolani (eletto coi Cinque Stelle), sarà chiaro nelle prossime settimane quando i partiti saranno chiamati a decidere come e con chi posizionarsi per la corsa al rinnovo del Consiglio regionale.

Quel che è certo è che quanto accaduto meno di 24 ore fa ha spiazzato buona parte degli elettori del Partito democratico napoletano e non per il nome proposto. Sandro Ruotolo, giornalista valoroso, è una figura che piace alla società civile ed è facile immaginare che il suo nome catalizzerà in maniera automatica i necessari consensi alle urne per arrivare a Palazzo Madama. Ciò che ha destabilizzato l’elettorato è il come si è arrivati alla sua candidatura e ciò che rappresenta il patto stretto tra le due forze politiche che hanno deciso di appoggiare Ruotolo. Il coniglio dal cilindro l’ha tirato il Partito democratico, che prima in Abruzzo e poi in Calabria ha praticato la strategia del candidato civico: l’ex magistrato Giovanni Legnini è ora governatore in Abruzzo, Pippo Callipo si giocherà la partita in Calabria il 26 gennaio. Sul nome di Ruotolo il Pd aveva chiesto ai Cinque Stelle di convergere, ritirando la candidatura di Luigi Napolitano, amico di Di Maio, che è stato incoronato dalle ‘primarie’ sulla piattaforma Rousseau. Ma i grillini non hanno voluto fare un passo indietro, mantenendo il punto.

Chi, invece, s’è fiondato immediatamente sul nome di Ruotolo, è stato il sindaco Luigi de Magistris che, in men che non si dica, s’è rimangiato il nome, fatto ore prima, dell’assessore comunale Annalisa Palmieri. Ruotolo e de Magistris sono amici da tempo, e Ruotolo è stato voluto da de Magistris alla guida dell’impalpabile ‘Comitato di inchiesta per il contrato e prevenzione dei fenomeni di illegalità della città di Napoli’. Per il sindaco ‘arancione’, dunque, non vi era alcun motivo ostativo ad appoggiare la candidatura. Anzi, la mano tesa dal Pd è l’occasione che de Magistris cerca da tempo per riuscire ad infilare il suo gruppo DeMa in uno schieramento ed avere così il traino necessario per superare, senza drammi, le imminenti elezioni regionali in Campania. De Magistris, è evidente, non ha i numeri per competere da solo col suo ‘team’ e il sostegno a Sandro Ruotolo eviterà di esporre il suo gruppo ad una prima clamorosa debacle. Dal canto suo il Pd si sente più tranquillo: l’obiettivo è evitare la dispersione di voti e facendo salire sul carro quante più persone possibili diverrà più semplice contrastare il centrodestra. LeU sembra essere della partita, così come Italia Viva, anche se dai renziani non è ancora arrivata alcuna ufficialità.

E qui veniamo al disorientamento dell’elettorato, che dopo questo accordo di Palazzo non sa più cosa aspettarsi per le Regionali 2020 e men che meno per le Comunali del 2021. Nei suoi nove anni di amministrazione comunale (esperienza ormai al capolinea), de Magistris ha prosciugato la fiducia che i napoletani gli hanno accordato quando per la prima volta si presentò alle elezioni per guidare Palazzo San Giacomo. Contro la sua gestione della cosa pubblica, si è scagliato pure il Pd benché non sempre in maniera lineare: i ‘dem’ siedono all’opposizione in Consiglio comunale, e le critiche più veementi al primo cittadino sono arrivate prima da Valeria Valente (che ha poi lasciato il Consiglio per approdare in Parlamento) e in seguito da Diego Venanzoni che ne ha preso il posto. Qualche altro esponente del Pd, nei confronti di DeMa, è stato più morbido. Ma ad ogni modo il partito – poche settimane fa – aveva posto la firma alla mozione di sfiducia nei confronti del sindaco, poi affossata in Consiglio comunale. Dalla guerra si è saltati alla ‘pace’, una ‘pace’ che addirittura potrebbe fare da preludio a un nuovo scenario: un’alleanza anche per le Comunali.

Il condizionale è d’obbligo perché in un anno tutto più cambiare, basti pensare che a livello nazionale il Pd s’è rimangiato la battaglia sulla riforma della prescrizione in meno di un mese. Certo è che, se questo scenario dovesse materializzarsi, l’elettorato napoletano del Pd che da tempo chiede le dimissioni di de Magistris avrebbe più di un problema a recarsi alle urne. E Italia Viva? La posizione dei renzinai in questo ‘risiko partenopeo’ merita di essere analizzata: in occasione della conferenza stampa convocata per presentare l’adesione del consigliere comunale Carmine Sgambati a Italia Viva, il coordinatore locale di Iv Gennaro Migliore ha usato parole di forte contestazione nei confronti del sindaco Luigi de Magistris e della sua amministrazione, posizionandosi come contraltare del verbo ‘arancione’. E adesso che sul tavolo c’è il nome di Sandro Ruotolo proposto dal Pd come candidato unico del centrosinistra unito, Italia Viva che farà? Si rimangerà le parole pronunciate da Migliore e stringerà la mano al sindaco de Magistris?

Ultimo punto: le elezioni Regionali 2020. Se l’accordo sulle suppletive rappresentasse l’inizio di un percorso politico comune tra Pd e de Magistris, significherebbe che alle elezioni il sindaco arancione entrerebbe nella coalizione che dovrebbe essere guidata da Vincenzo De Luca. Non sarebbe una ‘manovra’ indolore, a meno che tutte le parti in causa non decidessero di deporre le armi e accettare i grandi ‘patti’ come se prima nulla fosse accaduto.

De Magistris e De Luca non si sono mai presi, il sindaco di Napoli ha addirittura affermato – esagerando – di volersi candidare alle Regionali per fare cadere De Luca stesso. E lo stesso De Luca all’interno del Pd ha qualche difficoltà, benché sia evidente che in Campania sia lui l’uomo forte per i ‘dem’. Ma il Pd anche in Campania punta a trovare una convergenza col Movimento Cinque Stelle, e i grillini in Consiglio regionale hanno condotto in questi anni una accesa battaglia contro il governatore, battaglia guidata da Valeria Ciarambino. Una soluzione per provare a mettere tutti d’accordo sarebbe quella di ‘promuovere, per rimuovere’ Vincenzo De Luca e poi convergere su un candidato civico in grado di catalizzare il favore di un largo campo che abbracci Pd, Cinque Stelle, Italia Viva e LeU. Ma ciò potrebbe accadere se De Luca dovesse decidere di accettare il compromesso, soluzione molto improbabile. Come se non bastasse bisognerebbe fare poi i conti con l’elettorato che potrebbe non accettare di buon grado l’ennesima grande alleanza che manda in soffitta i valori e le battaglie che sino ad oggi ciascun singolo partito ha condotto sia sul fronte regionale che su quello comunale.

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sabato, 18 Gennaio 2020 - 12:58
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