Ucciso su sua richiesta, la procura contesta l’accusa di omicidio del consenziente: imputati la moglie e il suo amante

Tribunale

Era il 31 dicembre del 2016 quando Maurizio Capizzi fu ritrovato senza vita davanti al cimitero Nerviano (in provincia di Milano). Gli investigatori pensarono che il 48enne si fosse suicidato ma le indagini ben presto presero un’altra direzione, tratteggiando uno scenario processuale che ha del singolare. Secondo la procura, il 48enne fu ucciso dalla campagna e dall’amante di lei che avrebbero attuato una precisa volontà della vittima, la volontà di essere ammazzato.

E’ alla luce di queste conclusioni che la procura – a distanza di tre anni dalla morte di Capizzi – ha deciso di chiede il processo per i due indagati, Elena Re e Flavio Sermasi, rispolverando un’accusa della quale raramente si sente parlare: l’omicidio del consenziente, disciplinato dall’articolo 579 del Codice penale. Inizialmente i pm avevano contestato il reato di omicidio volontario, ma gli approfondimenti condotti hanno spinto i magistrati Bianca Maria Baj Macario e Antonio Cristillo a riqualificare la contestazione. Durante le indagini si scoprì che la vittima, un imprenditore edile di origine siciliana, aveva lasciato un biglietto dove spiegava la sua volontà di morire, provato dalla lunga malattia.

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martedì, 21 Gennaio 2020 - 20:08
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