Nascosti nel retto e nelle parti intime, così venivano introdotti i telefonini nel carcere di Avellino

Carcere

Sei cellulari scoperti e sequestrati nel carcere di Avellino. L’attività è stata svolta nel corso della settimana dalla polizia penitenziaria e a darne notizia è il Sappe, sindacato degli agenti penitenziari, attraverso il segretario nazionale Emilio Fattorello.

«La Polizia Penitenziaria di Avellino – dichiara Fattorello – negli ultimi tre giorni, ha sequestrato altri 6 telefoni cellulari. Ormai è quotidiana l’azione di contrasto, ai vari traffici, messa in campo dalla Polizia Penitenziaria in servizio nell’Istituto penitenziario del capoluogo irpino».

Ieri, in particolare, nel Reparto Colloqui è stata fermata la convivente di un detenuto che cercava di recapitare al congiunto un telefonino occultato all’interno delle parti intime. Nella stessa giornata un detenuto appartenente al circuito Alta Sicurezza dopo una video conferenza, sottoposto a controlli che davano esiti positivi, è stato trasportato in ospedale per essere sottoposto ad una radiografia dalla quale è emerso che nell’ampolla rettale era presente un telefonino col cavetto per la ricarica. Altri microtelefoni funzionanti sono salati fuori durante alcune perquisizioni in cella. Ma non è tutto. Oggi una giovane donna fidanzata con un detenuto ha cercato maldestramente di introdurre due telefonini, occultati ed introdotti nelle sue parti intime.

Donato Capece, segretario generale del SAppe, sottolinea: «Nonostante nella maggior parte degli istituti penitenziari si stiano adottando misure di sicurezza basate sulla dinamicità e sulla videosorveglianza, che a nulla servono se non si prevede l’obbligo del lavoro per i detenuti, non ci sono telecamere e altri sistemi di sicurezza che possano intervenire e sostituire la professionalità della Polizia Penitenziaria».

Capece evidenzia infine come «quel che è accaduto ad Avellino dimostra che la tensione che caratterizza le carceri, al di là di ogni buona intenzione, è costante. Le carceri sono più sicure assumendo gli agenti di Polizia Penitenziaria che mancano, finanziando gli interventi per potenziare i livelli di sicurezza delle carceri, come ad esempio i body scanner che potrebbero comunque aiutare molto in termini di prevenzione e contrasto circa l’introduzione di materiale illecito e non consentito nelle carceri».

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giovedì, 23 gennaio 2020 - 17:58
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