Prescrizione e decreti sicurezza bis, il Pd usa il voto in Emilia per andare all’incasso: «Modificare l’asse politico del governo»

Andrea Orlando
Il vice segretario nazionale del Pd Andrea Orlando

Prescrizione, concessioni ad Autostrade e decreti sicurezza bis. Dopo il voto in Emilia Romagna, che ha fermato la cavalcata di Matteo Salvini, galvanizzato un Partito democratico che ha temuto per davvero di perdere il comando di una Regione ‘rossa’ da 70 anni e suonato il de profundis del Movimento Cinque Stelle, i riflettori sono tutti puntati sulla maggioranza di Governo. Ché, inevitabilmente, il risultato elettorali delle regionali emiliane produrrà degli scossoni.

Il Partito democratico ha già lanciato i primi ruggiti, a discapito ovviamente del partner a cinque stelle che vive la paradossale situazione di essere forza di maggioranza all’interno della coalizione e di essere al tempo stesso precipitato nei consensi elettorali ad appena due anni di distanza dalle Politiche che li consacrarono primo partito in Italia. Andrea Orlando, vice segretario del Partito democratico, s’è già affrettato a dettare il passo, anche perché le ‘scadenze’ su temi cruciali e indentitari sia per i dem quanto i grillini sono dietro l’angolo. Intervenendo a Circo Massimo su Radio Capital, Orlando ha chiaramente affermato che da questo momento in poi il Pd metterà sulla bilancia la propria forza e la debolezza degli alleati per dare un cambio di passo al Governo: «E’ giusto che oggi si usi questo risultato per modificare l’asse politico del governo su molte questioni. Ad esempio il M5S, dopo questa severa sconfitta, dovrebbe rinunciare a un armamentario che non paga elettoralmente e che rende difficile l’attività di governo. Ad esempio, sulla questione della giustizia dovrebbe esserci una disponibilità al confronto superiore a quella che c’è stata finora».

Andrea Marcucci, il presidente dei senatori del Pd, è stato ancora esplicito nell’intervista rilasciata al Messaggero, indicando in maniera distinta che il Pd adesso andrà all’assalto della riforma che blocca la prescrizione dopo la sentenza di primo grado. Se fino ad oggi i ‘dem’ si erano detti propensi, non senza attirarsi numerose critiche, ad accettare il compromesso del ‘lodo Conte’ (un doppio binario sulla prescrizione per assolti e condannati), ecco che nelle dichiarazioni di Marcucci torna a fare capolino una posizione di censura a quel ‘lodo’. «Conte e Bonafede si rendano conto dell’urgenza del tema della prescrizione. Il cosiddetto lodo Conte non basta. C’è da correre ai ripari perché la riforma Bonafede, votata dalla Lega, è un disastro», ha dichiarato. Il secondo tema, incalza Marcucci, «deve essere la revisione integrale dei decreti sicurezza». 

Qui si aprirà un fronte molto caldo con i Cinque Stelle. Dalle parole di Marcucci è facile cogliere la posizione intransigente del Pd, che punta ad ottenere l’abrogazione di quei decreti, andando così oltre le critiche espresse da Mattarella, con annessa indicazione di modifiche, su alcuni passaggi del testo. I Cinque Stelle, che si sono detti disposti a intervenire in linea con i suggerimenti del Capo dello Stato, non sono però ovviamente propensi ad azzerare in toto quei decreti. Ché quei decreti li hanno firmati, voluti e difesi. E ora fare un passo indietro totale rischierebbe di compromettere ancor di più la loro immagine e di far fuggire quegli elettori che, nonostante tutto, sono rimasti fedeli allo sbrindellato Movimento. Cosa fare, dunque? I grillini – che sono già alla ricerca della bussola perduta – hanno poco tempo per capire come affrontare una crisi senza precedenti, quale futuro dare al loro Movimento e soprattutto quale posizione assumere all’interno della maggioranza di Governo.

Alle dichiarazioni di Orlando e di Marcucci, per ora, replica solo il deputato pentastellato Michele Gubitosa: «Mi dispiace sentire le parole di Orlando sulla necessità di rivedere l’asse politico del governo. Il Pd e noi stessi abbiamo sempre detto che il voto alle regionali non avrebbe pregiudicato l’attività di governo. Spero non si vogliano strumentalizzare le elezioni locali per fare passi indietro su temi decisivi quali la prescrizione o la revoca delle concessioni autostradali. Per il M5S al centro di qualsiasi accordo resteranno sempre i temi per i cittadini». Ma la voce di un solo parlamentare non fa rumore.

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lunedì, 27 Gennaio 2020 - 13:52
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