Carabinieri infedeli, all’interno dell’Arma c’è chi sapeva: «Tenenza colabrodo, è più corrotta di Melito. Hanno fatto una strage»

intercettazioni

Una tenenza «colabrodo», dove tutti i clan di Sant’Antimo avevano «talpe». Dove c’erano carabinieri, succedutisi nel tempo, che «hanno fatto proprio strage qua». E dove in tanti, anche all’interno dell’Arma dei carabinieri, sapevano cosa accadeva.

E’ un racconto amaro quello che emerge dall’inchiesta che la mattina del 27 gennaio scorso è sfociata negli arresti domiciliari di cinque carabinieri e nell’interdizione dal servizio per la durata di un anno di altri tre militari. Un racconto reso ancora più sconfortante perché arriva dalla viva voce di carabinieri (non indagati) intercettati nei mesi caldi dell’inchiesta. Carabinieri che sapevano cosa accadeva e nulla hanno detto.

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E’ il 14 gennaio del 2018 quando due militari, in servizio a Sant’Antimo, si ritrovano a commentare in macchina la situazione della corruzione nella tenenza di Sant’Antimo: «Ma Sant’Antimo è più corrotta di Melito.. lascia perdere… tiene una nomea peggio», dice un militare. Il collega domanda: «Corrotti… che intendi dire?». E l’altro specifica: «I colleghi». La conversazione prosegue e il carabiniere bene informato fa anche i nomi di diversi colleghi che a suo dire sarebbero stati ‘infedeli’. Nomi che coincidono con alcuni di quelli finiti sotto la lente di ingrandimento della procura. Quindi incalza: «Hanno fatto strage qua… hanno fatto proprio strage..».  E racconta di episodi sui quali sono ancora in corso accertamenti: «A me uno di Sant’Antimo mi ha detto che quando andarono a fare le perquisizioni… l’oro che si prendevano da dentro le case… una volta successo un episodio… 50 euro.. vanno a fare un arresto di uno che teneva 50 euro nel portafogli e poi dopo non ci sta più il 50 euro».

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Ma vi è di più. Dai commenti dei due carabinieri emerge che altri militari dell’Arma onesti sapevano: nel corso della conversazione si fa riferimento a un collega che per non trovarsi invischiato in episodi illeciti, dopo essersi reso conto di quanto accadeva, chiese il trasferimento: «Quello fece pochissimo tempo.. fece vicino al tenente: ‘Io non voglio.. altrimenti qua qualcuno deve andare in galera». Parole che fanno il paio con quelle del pentito Giuseppe Perfetto, al tempo a capo dell’omonimo gruppo sorti sulle ceneri del clan La Torre. «Puca ha sempre avuto talpe nella caserma dei carabinieri, così come i Ranucci e i Verde. Un po’ tutti quanti… quella caserma a Sant’Antimo era un colabrodo proprio».

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giovedì, 30 Gennaio 2020 - 19:02
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