Prescrizione, a Napoli la battaglia per il Diritto: «No a un processo trasformato in martirio» | Il convegno

di Manuela Galletta

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Quello che viene scandito nell’aula Metafora del Tribunale di Napoli dal pubblico ministero Catello Maresca, dall’onorevole di Forza Italia Mara Carfagna (vicepresidente della Camera dei deputati) e dagli avvocati che siedono al tavolo dei relatori al convegno “La prescrizione dei diritti” (moderato dal penalista Giorgio Varano nella giornata di ieri, venerdì 31 gennaio), è più di un semplice ‘no’ alla riforma Bonafede, entrata in vigore il primo gennaio, che blocca il corso della prescrizione dopo la sentenza di primo grado.

Quello che viene scandito a gran voce nell’aula Metafora, gremita più che mai, è un ‘no’ alla «normativizzazione del diritto penale della vendetta» (Michele Sarno della Camera penale di Salerno), è un ‘no’ ad una visione politica del processo che calpesta «i diritti e le garanzie dei cittadini» per appagare l’ossessione del consenso (elettorale) ad ogni costo. E’ un ‘no’ alla strategia di un «legislatore ottuso e miope» che, per dirla con le parole dell’avvocato Nicolas Balzano (presidente della Camera penale di Torre Annunziata), punta «al processo senza processo in nome dell’efficienza».

Già, perché la convinzione dominante, nel mondo dei penalisti e dei giuristi, è che l’abrogazione della prescrizione «sia uno soltanto dei temi di attacco ai principi del giusto processo» e che essa faccia in realtà da «apripista per terminare con la manomissione del diritto di impugnazione» (Ermanno Carnevale, presidente della Camera penale di Napoli).

E, allora, ecco che la parola d’ordine diventa «lotta per il Diritto», nella ferma convinzione che, osserva l’avvocato e professore universitario Vincenzo Maiello, «intollerabile sia che in uno Stato di diritto un innocente vada in galera», che «intollerabile sia che si possa fare correre al sistema il rischio di accettare regole che possano mettere a repentaglio il valore supremo della libertà che è condensato nel principio della presunzione di non colpevolezza».

«Le garanzie non sono orpelli, non sono concessioni che si fanno ai delinquenti. Le garanzie non sono dei costi – rimarca l’avvocato Maiello – Le garanzie sono lo specchio della civiltà di un paese, perché attraverso esse affermiamo la supremazia dei valori del rispetto dell’individuo e delle sue prerogative rispetto alla pretesa punitiva dello Stato». Inevitabile la condanna della visione davighiana secondo la quale una persona dichiarata innocente a seguito di processo è in realtà un colpevole che l’ha fatta franca. «Chi sviluppa questi discorsi tradisce la Costituzione», sentenzia il penalista.

Nicolas Balzano si spinge oltre e parla di legislatore tiranno: «La pretesa punitiva dello Stato senza termine è espressione della tirannia, è espressione della volontà di vulnerare i precetti costituzionali che sono stati elaborati per porre freno a quello che inevitabilmente trasmoda nell’arbitrio e nel sopruso – arringa l’avvocato Balzano – Per il legislatore ottuso e miope, il processo è un ostacolo che va rimosso, attraverso l’aggressione alle garanzie che sono la costola essenziale del processo».

Tra le garanzie cui si fa riferimento vi è, appunto, la prescrizione, che anche per il pubblico ministero Catello Maresca, tra i pochi magistrati non in linea con la posizione dominante espressa dall’Anm, va difesa perché «è un istituto di civiltà giuridica». «Il processo penale non funziona non per colpa di avvocati e magistrati, ma per ragioni strutturali. Quindi la questione non è dire sì o no alla prescrizione – argomenta Maresca – La politica ci deve dire se vuole oppure o no un processo rapido ed efficace, a partire da alcuni limiti che sono insormontabili a meno che non voglia abolire pilastri della Costituzione come gli articoli 2, 24 e 27». E proprio sulla «funzione di prevenzione generale della pena» insiste Maresca: «La pena deve essere accettata anche da coloro che la subiscono. E per essere accettata essa, oltre ad essere giustizia deve essere tempestiva. Non può essere tardiva. L’autorevolezza della pena si ottiene fissando parametri certi della prescrizione».

L’unica strada, per i penalisti, è resistere e fare squadra per «evitare di trasformare in martirio un atto solenne, quale è il processo penale» (Nicolas Balzano). In questa battaglia gli avvocati chiedono ai politici di fare la propria parte e di avere il coraggio di cavalcare temi impopolari anche in occasione delle campagne elettorali: «Non chiediamo giochi di maggioranza o di minoranza – dice il penalista Giuseppe Guida, tesoriere dell’Unione delle Camere penali italiane, rivolgendosi a Mara Carfagna – Vi chiediamo di diffondere il verbo corretto attraverso i media, i social, attraverso il contatto diretto che voi politici avete con la gente. Non abbiate paura di parlare di prescrizione contraddicendo chi parla alla pancia del paese, non abbiate paura di parlarne durante la campagna elettorale, non abbiate paura di perdere consensi».

Un appello che Mara Carfagna raccoglie senza indugi: «Forza Italia – assicura – continuerà in Parlamento la battaglia in difesa dei principi» messi a rischio dalla riforma della prescrizione. «Lo Stato di diritto non è merce di propaganda, né merce di scambio tra forze parlamentari per garantire la sopravvivenza di un governo, qualunque governo esso sia – dice l’onorevole ‘azzurra’ – Non è possibile sacrificare principi dello Stato di diritto in nome dell’ossessione del consenso a tutti i costi. La prescrizione è un principio sano. Che senso ha punire una persona dopo 50 anni dal reato? Che ingiustizia è dire ad una persona dopo 50 anni che è innocente? La riforma Bonafede è una delle minacce più gravi allo Stato di diritto della storia della Repubblica: trasforma i cittadini in ostaggio a vita dei pm».

Se una parte della politica ha già risposto presente, adesso la vera sfida dell’avvocatura è riuscire a rivolgersi a chi le ha competenze per maneggiare temi così sensibili. «Bisogna chiamare a raccolta le persone con capacità di raziocinio e sconfiggere i felloni della Costituzione, i traditori della Costituzione – conclude l’avvocato Maiello – Oggi c’è una contrapposizione tra chi vuole archiviare la stagione della Costituzione e chi si riconosce nel diritto. Dobbiamo fare ritornare il processo penale al centro del dibattito pubblico per fare sì che il nostro Paese respiri l’aria fresca della civiltà».

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sabato, 1 Febbraio 2020 - 19:26
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