Napoli, il Tribunale di Sorveglianza scoppia ma il ministero snobba le richieste di aiuto Pangia: «Situazione drammatica»

di Manuela Galletta

Una «situazione drammatica, che si è aggravata negli ultimi anni» e che al ministero della Giustizia non sembra riguardare, nonostante «le numerose note inviate». Adriana Pangia, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Napoli, siede al fianco del presidente della Camera penale di Napoli Ermanno Carnevale e dei componenti dell’associazione ‘Il Carcere Possibile’ in una conferenza stampa convocata nella giornata di ieri, venerdì 7 febbraio, per rappresentare la situazione disastrosa in cui versa l’organico del personale amministrativo. Una situazione alla quale, sottolinea Pangia, «abbiamo cercato di ovviare come potevamo», ma che necessità di un intervento urgente perché «la verità è che facciamo acqua da tutte le parti».

I numeri della sofferenza degli uffici del Tribunale di Sorveglianza sono impressionanti: manca il 42% del personale amministrativo a Napoli e Avellino, il 37% a Santa Maria Capua Vetere, e contestualmente aumenta il carico di lavoro, con 17mila procedure in più davanti al tribunale e addirittura 39mila per il solo ufficio di sorveglianza di Napoli. E la situazione è destinata ad aggravarsi. Ad Avellino andrà in aspettativa il solo funzionario per via di una situazione familiare grave. E il sostituto non c’è. «Il personale amministrativo non ce la fa più – racconta Adriana Pangia – Mi hanno inviato una nota nella quale mi dicono che sono stressati». Ma a dare la dimensione delle impraticabili condizioni di lavoro sono due storie, quella di un dirigente che «è andata via un anno prima delle pensione perché non ce la faceva più» e l’indicazione che la stessa Pangia ha dovuto dare ad un prolifico magistrato che si occupa delle esecuzioni pecuniarie di lavorare meno per non fare affogare il personale amministrativo.

«Non serve a niente mandare altri magistrati quando non si aumentano gli organici del personale amministrativo. Più magistrati significa più lavoro, più procedimenti lavorati ma se poi il personale amministrativo non c’è, quelle pratiche lavorate dal magistrato si fermano – spiega – Ho dovuto dire una collega, bravissima, che si occupa delle esecuzioni pecuniarie di andare più piano perché il personale non ce la fa. A Santa Maria vi è stato l’aumento di organico di un magistrato e la cancelleria è andata in tilt». Una situazione disarmante che il ministero della Giustizia ben conosce ma rispetto alla quale ha deciso di girarsi dall’altra parte, arrivando a non presentarsi a un appuntamento pure concordato con il presidente Pangia nel corso del quale il magistrato avrebbe voluto rappresentare a voce ciò che già da tempo aveva segnalato attraverso note ufficiali.

«Ho scritto numerose note per segnalare il problema. La prima è del maggio 2018 ma non c’è mai stata risposta – racconta Adriana Pangia – Così ho scritto chiedendo un incontro al ministero il 22 gennaio, specificando di essere disponibile a recarmi al ministero anche in un’altra data da loro indicata. Ci hanno dato appuntamento per parlare con due funzionari del ministero ma quando io e il mio dirigente siamo arrivati a Roma non c’era nessuno. Abbiamo quindi parlato con un’altra dirigente che purtroppo si è limitata a dirci che avrebbe riferito». Una scortesia istituzionale imbarazzante. Che fa il paio con l’indifferenza verso una situazione «drammatica» e per certi versi anche paradossale. «Nel maggio 2018 ha preso servizio un funzionario che dopo pochi mesi si è dimesso per fare l’avvocato. Abbiamo segnalato la circostanza chiedendo lo scorrimento della graduatoria per coprire quel posto ebbene ci hanno risposto che per loro il posto risultava coperto», spiega Adriana Pangia. «Facciamo acqua da tutte le parti. Ho dovuto firmare un ordine di servizio con il quale sospendo alcune attività, che non riguardano detenuti, perché si accumulavano nel tempo».

E’ un grido di aiuto quello che con compostezza il presidente Pangia. Un grido di aiuto che vede il sostegno dell’avvocatura napoletana, che ha voluto per questa ragione organizzare la conferenza stampa nella sede della Camera penale. «L’avvocato ha mostrato tutto il suo impegno, sempre nello spirito di trovare soluzione a un problema che riguarda i diritti dei cittadini. Purtroppo nell’ufficio del Tribunale di Sorveglianza ci sono problemi fisiologici che sono diventati cronici», commenta l’avvocato Carnevale aprendo la conferenza. E che l’avvocatura sia vicina al presidente Pangia nella sua denuncia lo dimostra anche la presenza dei presidenti di tutte le Camere penali del distretto di Napoli (Nicolas Balzano di Torre Annunziata e Felice Belluomo del Tribunale di Napoli Nord erano in sala), nonché la presenza al tavolo dei relatori di componenti del ‘Carcere Possibile’.

«La carenza di organico del personale, soprattutto amministrativo, ha inginocchiato il funzionamento di un settore strategico della giustizia penale, quello deputato all’esecuzione della pena, quella tanto bistrattata esecuzione della pena che non interessa a nessuno, se non a parole ed esclusivamente in funzione di slogan usati per invocare la famosa certezza della pena che, in conseguenza della predetta carenza di mezzi, non può veramente essere assicurata», commenta il consiglio direttivo de ‘Il Carcere possibile’. Ma quali sono le ripercussioni di questo pauroso buco dell’organico? «L’assenza di risorse umane si traduce nei fatti in un’assenza di diritti poiché gli avvocati che li tutelano e che sono chiamati ad assicurare che la pena sia espiata nel modo più utile al condannato in funzione della sua rieducazione, hanno una difficoltà enorme a trovare l’indispensabile personale amministrativo a cui rivolgere solleciti o evidenziare criticità particolari – spiega il ‘Carcere Possibile’ –  Non c è personale deputato a selezionare le urgenze, ad attenzionare i magistrati per istanze che meriterebbero un binario ad altissima velocità. Accade, quindi, anche che se al Tribunale viene inviata dalla direzione sanitaria di un carcere una nota che segnala un’emergenza o esita un accertamento in ordine ad una incompatibilità con il regime detentivo inframurario, questa nota non trovi nessuno a riceverla prontamente con conseguenze anche fatali per il detenuto». E il ministero continua a voltarsi dall’altra parte. (Leggi anche gli aggiornamenti: Caos al Tribunale di Sorveglianza di Napoli, il deputato Migliore (Iv) promette: «Interverremo sul silenzio del ministero»)

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sabato, 8 febbraio 2020 - 14:05
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