Concorsone, la Regione fa ricorso contro la pronuncia del Tar che ha bloccato una procedura | Pioggia di critiche su De Luca

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Un vero e proprio ‘pasticcio’. Il ‘concorsone’ bandito dalla Regione Campania non si stava svolgendo sotto i migliori auspici, tra disguidi tecnici e ricorsi: ieri è arrivata la doccia fredda della pronuncia del Tar Campania che ha bloccato la procedura Ripam per l’assunzione di 950 unità Categoria D presso le prubbliche amministrazioni della Campania. Pronuncia contro la quale la Regione farà ricorso. Quest’ultima con una nota ha annunciato che «in aggiunta ad analoghe iniziative comunicate dal Formez, dalla Funzione Pubblica e dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha dato mandato all’Avvocatura di ricorrere al Consiglio di Stato per chiedere l’immediata sospensiva dell’ordinanza della Quinta Sezione». Un ricorso per il quale, si legge nella nota, l’amministrazione regionale «confida su una decisione positiva da parte del Consiglio di Stato, essendo, la procedura e le modalità di selezione del Concorsone identiche a quelle attuate dal Formez per altri maxi-concorsi pubblici».

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Ma dopo la decisione del Tribunale amministrativo di bloccare la procedura, fioccano i commenti e le critiche politiche. Dai Cinque Stelle a Fratelli d’Italia, si punta il dito contro l’organizzazione e la «scarsa trasparenza» del concorso. «Non è un fulmine a ciel sereno – dichiara il capogruppo regionale campano di Forza Italia Armando Cesaro – Lo avevamo denunciato in tempi non sospetti chiedendo giustamente di fermare, in autotutela il concorsone. Adesso De Luca sospenda le prove per tutti i profili e si ricominci daccapo».

«Adesso – aggiunge Cesaro – non resta che sospendere l’intera procedura anche per la categoria C: sarebbe infatti da irresponsabili ostinarsi ad andare avanti visto che le stesse criticità oggi ritenute fondate dal Tar per la Categoria D sono le stesse che hanno caratterizzato tutte le procedure».

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Una procedura «partita male e finita peggio» commenta Salvatore Ronghi di Fratelli d’Italia. «L’esito di questa procedura – aggiunge – è la cartina di tornasole dei fallimenti di De Luca e della sua maggioranza. Vuol dire che spetterà al centrodestra mettere in campo procedure legittime e trasparenti per rimediare a tali fallimenti».

Ironizza Valeria Ciarambino, capogruppo dei Cinque Stelle in Regione: «Da maxiconcorso a maxiricorso. Se, come temiamo, le procedure in base alle quali non sarebbe stato garantito l’anonimato fossero state adottate per tutte le prove, rischiamo di trovarci al cospetto di una enorme presa in giro per candidati che hanno realmente creduto nel sogno di un’occupazione».

«Strappano un sorriso amaro – prosegue Ciarambino – le affermazioni di De Luca, secondo cui il Governo dovrebbe prendere addirittura esempio dal suo concorsone. Di certo non sotto il profilo della trasparenza, né tantomeno della tipologia di procedure adottate. Né per aver dirottato su quella che è chiaramente una manovra elettorale ben 100 milioni di risorse sottratte al Fondo sociale europeo. De Luca ha oggi il solo e unico dovere di chiedere scusa alle decine di migliaia di candidati».

A voler restare sul piano della difesa del diritto al lavoro più che dello scontro politico è invece il parlamentare di Forza Italia Gigi Casciello: «Tutti, e dico tutti, affrontano la questione con approccio dello scontro politico. Ma a chi sta a cuore davvero il destino di quanti vedevano e vedono in questo concorso un vero futuro occupazionale? Da quanto leggo non interessa a nessuno: il concorso deve continuare sub-judice in attesa della decisione finale della magistratura competente».

 

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giovedì, 13 Febbraio 2020 - 11:07
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