Sant’Antimo, inchiesta sui carabinieri infedeli: la parola passa al Riesame, fissate le prime udienze sui ricorsi

Carabinieri

L’inchiesta sui carabinieri infedeli che hanno prestato servizio alla tenenza di Sant’Antimo si sposta dinanzi ai giudici del Tribunale del Riesame. E la ‘battaglia’ tra procura e difesa si profila più accesa che mai. I ricorsi sui quali il Tribunale della Libertà dovrà pronunciarsi sono stati presentati non soltanto da alcuni degli indagati colpiti da misura cautelare, ma anche dalla procura della Repubblica di Napoli che si è vista ridimensionare dal gip Valentina Gallo due ipotesi di reato pure centrali nell’allarmante scenario accusatorio tratteggiato grazie alle intercettazioni.

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Il 18 febbraio è stata fissata dinanzi al Riesame l’udienza per l’esame dell’istanza di scarcerazione presentata da Michele Mancuso, nei confronti del quale gip ha disposto i domiciliari per il reato di corruzione e di rivelazione di segreto d’ufficio, accuse contestate in concorso con un altro carabiniere, Angelo Pelliccia, e con l’imprenditore borderline Francesco Di Lorenzo (che è stato anche consigliere comunale).

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Mancuso e Pelliccia, nello specifico, sono accusati di avere ricevuto somme di denaro non quantificate nonché capretti, prosciutti e capi di abbigliamento da Francesco Di Lauro in cambio di informazioni riservate su indagini in corso. La circostanza delle regalie è stata desunta da intercettazioni che ha avuto per protagonisti i tre indagati.

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Non è, invece, stata ancora fissata la data dell’udienza del Riesame per Di Lorenzo, per il carabiniere Vincenzo Di Marino e per Daniele Perrotta che era a capo della tenenza di Sant’Antimo all’epoca dei fatti contestati. Di Lorenzo si trova ai domiciliari per la contestazione mossa a Mancuso. I carabinieri Vincenzo Di Marino e Daniele Perrotta, invece, sono stati colpiti dalla sospensione dell’esercizio del pubblico ufficio per la durata di 12 mesi. Diversi sono i fatti contestati: Vincenzo Di Marino risponde di rivelazione di segreto d’ufficio in favore di Camillo Petito, ritenuto un esponente del clan Puca, per averlo informato, in una specifica circostanza, che era in corso un’operazione ‘Alto Impatto’ invitandolo a stare attento (alla luce di questa notizia Petito non uscì di casa, rinviando l’incontro fissato proprio con Di Marino) e di rifiuto di atti d’ufficio perché non diede esecuzione, nei tempi previsti, all’ordinanza con cui il Magistrato di Sorveglianza di Napoli aveva convertito una multa da 6mila euro inflitta a Petito nella sanzione sostitutiva della libertà controllata per la durata di 24 giorni.

Daniele Perrotta, invece, è accusato di rifiuto d’atti d’ufficio e di procurata inosservanza della pena perché non avrebbe proceduto all’arresto di un meglio identificato affiliato al clan Ranucci: questa circostanza è stata ricavata ascoltando alcune intercettazioni. Sul punto il capitano Daniele Perrotta ha già fornito la sua spiegazione dei fatti in sede di interrogatorio di garanzia, respingendo con determinazione i sospetti sulla sua persona e sul suo lavoro.

Resta, infine, da fissare l’esame del ricorso che la procura ha presentato rispetto alle posizione di tutti gli indagati in relazione all’aggravante della matrice camorristica e, limitatamente alla posizione di tre carabinieri, in relazione all’accusa di concorso esterno in associazione di stampo mafioso. Nell’esaminare gli atti di inchiesta, il gip ha escluso queste due spinose ipotesi di reato ritenendo a suo avviso carente il quadro indiziario. Il ricorso della procura, se accolto, potrebbe determinare degli importanti scossoni nell’ambito dell’indagine: pochi giorni fa, il gip Gallo – correggendo se stessa – ha disposto la revoca dei domiciliari per due carabinieri, Corrado Puzzo e Raffaele Martucci, rilevando che il reato di corruzione loro contestato è caduto in prescrizione. Se il Riesame dovesse però riconoscere sussistente l’aggravante della matrice camorristica, i termini di prescrizione di quel reato dovranno essere conteggiati in maniera diversa (l’aggravante, infatti, aumenta la soglia di punibilità) e dunque la contestazione tornerebbe a ‘vivere’ con inevitabili ricadute anche sulla libertà personale dei carabinieri.

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giovedì, 13 febbraio 2020 - 16:22
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