Castellammare, il dramma dei lavoratori della Cil e l’appello al Vescovo: «La Parmalat ci ha scaricati, ci sentiamo persi»

Trentanove dipendenti della Cil, azienda stabiese, rischiano di perdere il lavoro

Una lettera aperta al Vescovo di Castellammare di Stabia per chiedergli sostegno e vicinanza in una situazione lavorativa che dall’oggi al domani è diventata drammatica e rischia di declinarsi nella perdita di numerosi posti di lavoro.

I dipendenti e gli agenti di commercio della Cil, l’azienda stabiese dell’imprenditore Adolfo Greco che si occupa della distruzione dei prodotti a marchio Parmalat, vivono giorni di incertezza e di tensione. Dopo le ultime accuse rivolte dalla procura all’imprenditore Greco, che è già in cella dal dicembre del 5 dicembre del 2018 e che poche settimane fa si è visto notificare una nuova misura cautelare in riferimento a irregolarità nella gestione del business del latte, la Parmalat ha deciso di revocare alla Cil la concessione della distribuzione dei suoi prodotti. Una decisione che, inevitabilmente, si ripercuote sui dipendenti dell’azienda e sul loro futuro. «In poche ore  la nostra storia personale e lavorativa è stata stravolta senza una motivazione che ci riguardasse direttamente. Ci siamo trovati repentinamente in una condizione di rischio del nostro posto di lavoro, rischio che riteniamo assolutamente ingiustificato dato che abbiamo  quotidianamente svolto il nostro servizio nel rispetto dell’azienda. Lo abbiamo fatto con dedizione, impegno e correttezza nei confronti dell’azienda ma soprattutto nei confronti dei clienti Parmalat», scrivono i dipendenti nella lettera indirizzata al Vescovo.

A rischio ci sono 39 posti di lavoro e di riflesso a rischio vi è la tenuta di interi nuclei familiari. «C’è chi ha moglie e dei figli, chi, giovane, ha intenzione di sposarsi e creare una famiglia. Anni fa abbiamo deciso di restare in questa terra bellissima, far crescere qui i nostri figli e restare qui con la nostra famiglia. Ci sentiamo persi. Senza il lavoro e senza prospettive per il futuro viene meno ogni speranza. Un dramma che mai avremmo immaginato e voluto vivere. La mattina, quando arriviamo in azienda, ad aspettarci c’è un capannone vuoto senza prodotti da vendere. Un contenitore di cemento che ci è stato svuotato per motivi che, e lo ribadiamo, non ci riguardano. Perché noi il nostro lavoro l’abbiamo sempre fatto e fatto bene», si legge ancora. Di qui la preghiera rivolta al Vescovo affinché la Chiesa sia vicina a quanti stanno affrontando questa situazione di totale smarrimento: «Eccellenza Reverendissima, Le chiediamo di celebrare con noi, con le nostre famiglie, i nostri figli e con i nostri parenti, una Santa Messa nella nostra struttura, è l’unico modo, ascoltando le parole di conforto del nostro Vescovo, avere la consapevolezza che non siamo soli e che almeno Dio non ci ha abbandonati».

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sabato, 15 Febbraio 2020 - 12:54
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