Decreto intercettazioni, sì del Senato alla fiducia col sostegno di Italia Viva. Pietro Grasso (Leu): «Plauso a Bonafede»

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Il Senato della Repubblica

Con 156 sì, 118 contrari e nessun astenuto il Senato ha confermato la fiducia al Governo sul decreto intercettazioni. La discussione, iniziata alle 9,30 in aula, seguita poi dalle dichiarazioni di voto, si è chiusa con la chiamata nominale. Assente alle votazioni Matteo Renzi (che dai tabulati risulta ‘in congedo’) che ha sottolineato in una conferenza stampa come questo decreto «non è di fiducia ad un singolo ministro». Dopo l’ok, ora il provvedimento approda alla Camera: scade il 29 febbraio.

Per Italia Viva l’intenzione di voto l’ha espressa l’avvocato e senatore Giuseppe Cucca: «Siamo insoddisfatti – ha affermato – ma votiamo sì. La non soddisfazione è emersa nel corso dei lavori della commissione contrariamente da quanto affermato ieri da qualcuno. Non è vero che durante gli importanti incontri di maggioranza Italia Viva ha detto che c’era consenso unanime e dispiace che queste parole siano state dette da chi ha ricoperto anche cariche particolarmente elevate e avrebbe dovuto mantenere la verità delle cose e delle opinioni altrui» ha sottolineato Cucca facendo evidente riferimento all’intervento del senatore di Leu Pietro Grasso in aula al Senato ieri.

Per il Partito democratico Monica Cirinnà è intervenuta parlando di un «testo equilibrato» che «tiene insieme la necessità di garantire la sicurezza dei cittadini mediante i più adeguati strumenti di indagine con l’altrettanto doverosa garanzia dei diritti fondamentali degli indagati e degli imputati».

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Fratelli d’Italia ha votato contro la fiducia, ha spiegato il senatore Alberto Balboni: «Fratelli d’Italia voterà contro la fiducia, contro un governo paralizzato dai litigi interni, indeciso su tutto, minato dall’opera di un sabotatore che ogni giorno non perde occasione per minare la credibilità del premier e della maggioranza dopo esserne stato il principale fautore».

La senatrice di Forza Italia Fiammetta Modena, annunciando il no del suo partito, ha attaccato: «Si potranno difendere solo i ricchi. La giustizia è e rimane un problema che, anche in questa sede, viene affrontato e risolto male. Il decreto legge in esame in particolare è un provvedimento che rende le intercettazioni uno strumento altamente invasivo, poiché le estende a coloro che esercitano un servizio pubblico. E non parliamo dei colletti bianchi. Parliamo di bidelli, portalettere, farmacisti, cappellani militari, impiegati degli enti pubblici nei cui cellulari potrà essere inserito un sistema in grado di fare gli screenshot delle chat ogni tre minuti, realizzare video e recuperare foto, file e conversazioni. Siamo in un contesto in cui le difese e la tutela delle garanzie non esistono. E, cosa altrettanto grave, non si comprende o non si vuole comprendere che con questo decreto si crea una giustizia per ricchi. Dal momento che, secondo il decreto, un avvocato ha a disposizione pochissimi giorni per ascoltare e verificare tutto ciò che registra un captatore informatico, significa che si può difendere solo chi ha i soldi per pagare uno studio attrezzato. Chi non ha possibilità economiche non potrà esercitare il diritto alla difesa».

Per il senatore Pietro Grasso di Leu, infine: «Il voto di oggi è anche di fiducia a Bonafede che ha dimostrato di saper tornare sui suoi passi, riflettere e mettere in campo un’azione di mediazione, senza minacce per ottenere un titolo in più sui giornali. Un ottimo lavoro: considero questo decreto come il primo compiuto sforzo per riformare il sistema della giustizia penale del nostro paese. Per questo Leu conferma la fiducia posta dal governo».

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giovedì, 20 febbraio 2020 - 13:10
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