Coronavirus, carceri in tilt: rivolte in 27 istituti penitenziari e finalmente parla Bonafede: «Istituita una task force»

ucciardone
La rivolta all'Ucciardone, Palermo

La miccia del divieto di colloqui in carcere ha fatto esplodere la polveriera del sistema carcerario italiano. Un vulcano sinora quasi dormiente che ha eruttato la protesta dei detenuti non appena le rigide misure anti-contagio sono state emanate ed hanno giocoforza riguardato anche il delicato ecosistema carcerario. In tutto le proteste hanno riguardato sinora 27 istituti di pena.

A Cavadonna (Siracusa) i detenuti ieri sera hanno dato alle fiamme le lenzuola e danneggiato gli arredi nelle loro celle. Una rivolta sedata in un paio di ore dagli agenti della Penitenziaria che sono riusciti a controllare la protesta di circa 70 carcerati dell’istituto di Cavadonna con il supporto di carabinieri, polizia e finanza. I detenuti hanno chiesto al direttore del carcere di considerare le loro richieste di colloqui con i familiari, sospesi in tutta Italia dopo il decreto della Presidenza dl Consiglio per fronteggiare l’emergenza Coronavirus.

All’Ucciardone, Palermo, la protesta notturna è stata sedata dopo poche ore. Anche qui i detenuti hanno bruciato carte e lenzuola dalle finestre delle celle e a hanno sbattuto oggetti di metallo contro le sbarre delle celle. Si è registrato anche un tentativo di evasione.

Tensione nella tarda serata di ieri pure al carcere di Aversa (Caserta), dove sono ospitati 197 detenuti. Molti reclusi, durante il cambio di turno poco prima della mezzanotte, hanno iniziato a rumoreggiare e protestare bruciando pezzi di carta nelle proprie celle, sbattendo oggetti sulle inferriate. Come i detenuti di tutte le carceri italiane, protestavano contro la decisione di sospendere i colloqui con i familiari a causa dell’emergenza Coronavirus. La protesta è comunque rientrata dopo circa un’ora; la situazione è sempre stata sotto controllo.

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C’è poi il capitolo delle evasioni. Sono 23 i detenuti ancora ricercati dopo essere evasi ieri durante la rivolta dal carcere di Foggia. Complessivamente, durante i disordini, dalla casa circondariale sono evasi una settantina di detenuti: 41 quelli catturati nella mattinata di ieri, tra Foggia e Bari. Mentre altri 11 sono stati presi nella notte. Le ricerche degli altri 23 sono state estese anche in Molise dove alcuni evasi avrebbero trovato rifugio. Attualmente il piazzale antistante il carcere foggiano è presidiato da un numero imponente di forze di polizia.

E finalmente, dopo giorni di silenzio, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede è intervenuto con un video su Facebook annunciando l’avvio di una task force e il possibile ripristino dei colloqui a breve. Domani, mercoledì 11 marzo, il Guardasigilli riferirà alle Camere sulla situazione.

«Siamo consapevoli della situazione- ha detto Bonafede –  ma dobbiamo tutelare la salute di chi vive e lavora in carcere. Continuiamo a lavorare per garantire le tutele mediche e la ripresa dei colloqui coi familiari. Per adesso, e per 15 giorni, i colloqui sono sospesi ma abbiamo previsto un aumento dei contatti telefonici ed a distanza».

«Misure importanti – ha proseguito il ministro – che riguardano però tutti gli italiani cui sono richiesti grandi sacrifici. Metteremo in campo tutti i provvedimenti per arginare il Coronavirus nelle carceri e per questo abbiamo istituito una task force con il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ed Dipartimento della Giustizia minorile e di Comunità, che sarà sempre in contatto con i direttori delle carceri e con il garante per i diritti dei detenuti».

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martedì, 10 Marzo 2020 - 10:09
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