Escono in bici, per un caffè o fumare marijuana: il Coronavirus non ferma gli italiani, ma scattano le prime denunce

Carabinieri

Bisogna stare a casa. E’ questo l’unico robusto argine che possiamo costruire contro il contagio. Il Governo, con il decreto del 9 marzo, ha disposto che non ci si può spostare da un Comune all’altro se non con autocertificazione e quando sussistano «comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità, motivi di salute e rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza».

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Ieri il capo della Protezione civile Angelo Borrelli ha chiarito che anche chi cammina a piedi deve portare con sé l’autocertificazione. Gli spostamenti devono essere limitati. Si può scendere per fare la spesa, per sbrigare servizi necessari, e se si è fermati dalle forze dell’ordine si deve esibire il modulo compilato (in mancanza viene fornito da chi controlla) ferma restando il successivo controllo sulla veridicità di quanto dichiarato. Si rischiano pene pesanti. I reati contestati sono di falsa attestazione a un pubblico ufficiale con una pena che va da 1 a 6 anni di reclusione e, in quel caso, è previsto anche l’arresto facoltativo in flagranza e la procedibilità di ufficio.

In appena due giorni dall’entrata in vigore del decreto però, fioccano già le denunce nei confronti di cittadini che hanno violato le disposizioni per ogni genere di motivo: dall’uscita in bici di gruppo alla serata di calcetto. Due studentesse, una residente a Sezze e una a Tivoli, sono per esempio state sorprese nel comune di Valmontone e, alla richiesta dei carabinieri, hanno riferito di essere uscite per incontrarsi con altri amici: sono state denunciate.

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Nei guai anche un gruppo di ciclisti, 18, che pedalava allegramente in Lombardia e sono stati fermati e denunciati dalle forze dell’ordine. Le uscite in bici tra un Comune ed un altro, inoltre in comitiva, rientrano tra i divieti del decreto.

A Scafati, nel Salernitano, cinque ragazzi che si erano incontrati per fumare marijuana sono stati denunciati e pure segnalati al Prefetto come assuntori di stupefacenti. C’è chi, a Cesena, ha deciso di lasciare la propria abitazione per andare a trovare un’amica, e chi a Forlì è uscito di casa per fare l’aperitivo. In entrambi i casi, il deferimento è stato conseguente.

A Reggio Calabria, in due soli giorni, sono scattate ben 70 denunce per inosservanza delle disposizioni contenute nei decreti emessi gli scorsi dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per il contenimento dell’emergenza epidemiologica.

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giovedì, 12 Marzo 2020 - 09:58
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