Coronavirus, serrata dei distributori di benzina: si comincia in autostrada, i tir che trasportano alimenti a rischio stop


Un’emergenza tira l’altra e l’Italia rischia di restare schiacciata. Dopo quella sanitaria che ha innescato la bomba economica, adesso si profila il pericolo di vedere scarseggiare la merce nei supermercati. Da mercoledì notte gli impianti di rifornimento di carburanti cominceranno a chiudere (salvo ripensamenti dell’ultima ora). Niente più benzina sulle rete autostradali, compresi raccordi e tangenziali. E via via i distributori di benzina chiuderanno anche lungo la viabilità ordinaria.

«Noi, da soli, non siamo più nelle condizioni di assicurare né il necessario livello di sicurezza sanitaria, né la sostenibilità economica del servizio», spiegano in una nota Faib (Confesercenti), Fegica (Cisl), Figisc/Anisa (Confcommercio). Una decisione clamorosa e dagli effetti devastanti. Chiudere i distributori lungo la rete autostradale significherà rendere impossibile il rifornimento ai tir che viaggiano da una parte all’altra dell’Italia o da una regione all’altra per trasferire le merci. Merci anche essenziali. Ossia generi di prima necessità.

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Ecco perché, alla notizia della serrata, il vicepresidente di Confcommercio e Conftrasporto Paolo Uggè ha invitato immediatamente il Governo a intervenire: «Il minacciato blocco da parte dei benzinai deve essere assolutamente evitato: a rischio il trasporto delle merci essenziali». «Auspichiamo un immediato intervento del Governo perché, se le sigle dei gestori di carburante dovessero confermare il fermo, annunciato a partire da domani, si avrebbe come effetto il rischio della conseguente sospensione dei servizi essenziali già precari che oggi le imprese dell’autotrasporto stanno garantendo agli ospedali, alle farmacie, alle attività produttive e ai negozi di generi di prima necessità», conclude il vicepresidente di Conftrasporto-Confcommercio.

Ma cosa lamentano le sigle dei gestori di carburante? «In un Paese che, malgrado i limiti strutturali e l’assoluta drammaticità della situazione, cerca e spesso trova il modo per far scattare meccanismi di solidarietà, c’è una categoria di persone, oltre 100.000 in tutta Italia, che, senza alcuna menzione, ha finora assicurato, senza alcun sostegno né di natura economica, né con attrezzatura sanitaria adeguata, il pubblico servizio essenziale di distribuzione di energia e carburanti per il trasporto di beni e persone – si legge nella nota di Faib (Confesercenti), Fegica (Cisl), Figisc/Anisa (Confcommercio) – Centomila persone che hanno continuato a fare il loro lavoro (ridotto mediamente dell’85%) a rischio della propria incolumità e mettendo in pericolo la propria salute, presidiando fisicamente il territorio, rimanendo dove sono sempre state e dove ogni cittadino di questo Paese è abituato a trovarle ogni giorno, vale a dire in mezzo alla strada. E forse, proprio per questa ragione, queste 100.000 persone risultano essere letteralmente invisibili, presenza data per scontata, indegna persino di quella citazione che di questi tempi non si nega a nessuno. Noi non siamo certo eroi, né angeli custodi. Ma nessuno può pensare di continuare a trattarci da schiavi, né da martiri. Siamo persone con famiglie da proteggere, cittadini tra gli altri che sanno di dover assolvere ad una responsabilità di cui non si vogliono spogliare, ma a cui non può essere scaricato addosso l’intero carico che altri soggetti, con ben altri mezzi, disponibilità economiche e rendite, si ostinano ad ignorare».

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martedì, 24 Marzo 2020 - 17:33
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