Coronavirus, inchieste sui focolai nell’ospedale di Alzano e in alcune case di riposo: in campo tre procure

Anziani

Capire cosa è accaduto nella gestione della pandemia ad Alzano Lombardo e in alcune case di riposo della Lombardia dove il Coronavirus si è fatto rapidamente largo provocando morti e dolore. Mentre la politica rinvia ogni analisi alla fine di questo devastante tsunami che ha colpito tutta Italia e in particolare la Lombardia, le procure iniziano ad accendere i propri riflettori su alcuni aspetti più emblematici, in negativo, di questa feroce emergenza sanitaria. La procura di Bergamo, guidata dal procuratore aggiunto facente funzione Maria Cristina Rota, ha aperto un fascicolo sulle presunte anomalie nella gestione dell’ospedale di Alzano Lombardia, comune del Bergamasco che è stato un ‘focolaio’, dopo la scoperta dei primi casi di pazienti positivi al coronavirus. Si indaga per epidemia colposo e si procede, per ora, a carico di ignoti. A dare impulso agli accertamenti sono state diverse denunce ed esposti: tutte le segnalazioni saranno vagliate da un pool ‘dedicato’ composto dal procuratore aggiunto e da due pubblici ministeri.

Come primo atto, i carabinieri del Nas hanno acquisito documenti e cartelle cliniche di alcuni malati poi deceduti. L’indagine, avverte il procuratore aggiunto Rota, sarà condotta «nel massimo rispetto, da un lato delle vittime e dei loro familiari e dall’altro degli operatori sanitari, medici e paramedici, che in questo momento stanno dando il massimo di loro stessi e con operatori che hanno perso la vita tra le loro fila». L’indagine punta a capire se tutti i protocolli di sicurezza siano stati rispettati. La vicenda scaturisce da ciò che è accaduto il 23 febbraio, quando si decise di chiudere il pronto soccorso: da una settimana erano ricoverati due pazienti risultati positivi al Covid 19. La struttura venne riaperta poche ore dopo senza una sanificazione.

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Inchiesta aperta anche dalla procura di Vercelli, sempre a carico di ignoti, per per accertare eventuali responsabilità sul numero elevato di decessi che si è verificato nella casa di riposo di Vercelli. I decessi nelle ultime tre settimane sono stati 35, anche se al momento non è possibile sapere con certezza quanti siano quelli connessi al coronavirus. Dai risultati dei tamponi arrivati dall’Asl di Vercelli nelle ultime ore è risultato che la metà degli 84 pazienti sono positivi al Covid-19. Anche tra gli operatori ci sono alcuni positivi.

Indaga anche la procura di Milano, che dall’esplosione dell’epidemia è già impegnata su molteplici versanti: dopo le indagini avviate sulla speculazione relativa alla vendita di Amuchina online e sull’audio diffuso online che annunciava un imminente chiusura di Milano esortando le persone a fare scorte di cibo ai supermercati, adesso la procura di Milano è a lavoro per fare chiarezza su quanto accaduto nella casa di riposo Pio Albergo Trivulzio, dove a marzo sono morti 70 anziani. I reati ipotizzati sono epidemia e omicidio. Il fascicolo è affidato al procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, a capo del pool Ambiente, Salute e Lavoro, che sta condividendo le risultanze con i colleghi Maurizio Romanelli del pool Anticorruzione ed Eugenio Fusco, a capo del dipartimento Frodi. Anche in questo caso le verifiche sono delegate ai carabinieri del Nas che, oltre ad acquisire cartelle cliniche, informazioni a tamponi, mascherine e testimonianze, hanno anche acquisito molti documenti della Regione. Sulla casa di riposo Pio Albergo Trivulzio anche il ministero della Sanità ha disposto un’ispezione.

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mercoledì, 8 Aprile 2020 - 15:05
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