Decreto ‘Cura Italia’, Morelli: «Imprenditori esasperati. Far indebitare le imprese è immorale»

Jacopo Morelli

«Non è morale, non è accettabile, non è nell’interesse del futuro dell’intera nazione». È furioso Jacopo Morelli, ex presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria. A scatenare la sua ira è il decreto ‘Cura Italia’, che prevede per le imprese prestiti da restituire in sei anni. «Non si può chiedere di far debiti per colpe non tue» – lamenta – «molti imprenditori sono all’esasperazione». E per questo chiede che «i bilanci pubblici, lo Stato, assorbano debiti che i privati hanno dovuto contrarre per questa situazione», altrimenti i cittadini, oltre al danno, dovranno subire la beffa.

Per l’industriale lavoratori autonomi, partite Iva e imprenditori sono stati lasciati da soli ad affrontare l’emergenza. La comunicazione che riguarda le misure a sostegno dell’economia, per Morelli, è ingannevole: «A molti lavoratori autonomi non è arrivato niente, neanche i famosi 600 euro promessi». E alle imprese, «l’unico motore del Paese e senza la cui fiscalità non si potrebbero pagare gran parte di sanità, sicurezza, istruzione, stipendi della pubblica amministrazione è stato prospettato solo di indebitarsi». Una scelta, secondo l’ex numero uno degli industriali under 40, scellerata poiché «indebitarsi per sopperire ai mancati ricavi dovuti ad una disposizione dello Stato» che ti obbliga a chiudere «per legittime ragioni di sanità pubblica» significa «non potersi indebitare in futuro per fare investimenti». E senza investimenti, avverte, «non ci possono essere sviluppo, aumento della occupazione, crescita della produttività. Senza imprese non ci può essere lavoro. Senza lavoro non ci si può sfamare. Senza sfamarsi non ci possono essere vita e società».

L’imprenditore toscano si appella allo Stato chiedendo che assorba i debiti contratti dai privati. Se così non sarà «il Paese sarà al collasso. Il Governo deve operare in questa direzione anziché insultare l’intelligenza e la dignità di milioni di cittadini onesti che, fino a quattro settimane fa, lavoravano e mantenevano oltre le loro famiglie l’intero apparato pubblico».

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venerdì, 10 Aprile 2020 - 19:51
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