Soldi e mascherine, la gara di solidarietà dei detenuti: da Nord a Sud c’è il sostegno agli ospedali contro il Coronavirus

La consegna dell'assegno coi soldi raccolti dai detenuti del carcere di Poggioreale

C’è chi ha realizzato mascherine da donare ai medici in prima linea e chi ha raccolto denaro, mettendo a disposizione della Sanità ciò che ha per dare un proprio contributo. Da Nord a Sud dalla popolazione dei detenuti è arrivato un importante segnale di solidarietà. Le collette sono state lo strumento con il quale in tanti hanno voluto contribuire alla causa: i detenuti di Arezzo hanno messo insieme 300 euro e li hanno donati all’ospedale cittadino San Donato. Di pari passo si sono mossi la polizia penitenziaria e il personale amministrativo che hanno donato altri 700. «Il gruppo dei detenuti ha voluto raccogliere una piccola somma da consegnare direttamente al vostro personale, come piccolo segno di solidarietà, vicinanza e stima nei confronti di chi è in prima linea nella lotta contro questa pandemia», si legge nella lettera firmata dal direttore del carcere Giuseppe Renna.

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«La somma di 300 euro, racimolata dalle persone ristrette nel carcere, accompagnata da una lettera in cui spiegano i motivi del gesto, tanto più significativo in quanto proveniente da persone che non hanno nulla e quel poco che ricevono, o guadagnano, lo hanno voluto donare». Anche il personale della polizia penitenziaria e quello amministrativo «impegnato pesantemente (anche se nel più assoluto silenzio), come tutte le forze di polizia, nell’assicurare anche nel carcere di Arezzo l’ordine e la sicurezza rispettando i diritti dei detenuti, evitando quello che si è visto in molti istituti italiani, ha voluto testimoniare il proprio affetto e riconoscenza verso i medici infermieri e volontari dell’ospedale, donando, martedì scorso, la modesta somma di 700 euro». La consegna è avvenuta l’11 aprile.

Stessa scena nel carcere di Poggioreale, dove il 10 aprile il direttore del penitenziario Carlo Berdini è stato consegnato un assegno di 1067 euro, coi soldi raccolti dai detenuti, al direttore amministrativo dell’Azienda Ospedaliera dei Colli, Giovanni De Masi. La raccolta fondi è stata avviata tra coloro che sono detenuti in tre reparti della casa circondariale partenopea. «Un gesto lodevole – ha commentato il segretario dell’Osapp Campania Vincenzo Palmieri – che dimostra sensibilità verso chi affronta in prima linea l’emergenza da Covid-19». L’iniziativa è stata possibile anche grazie alla mediazione del direttore Carlo Berdini e del comandante della polizia penitenziaria Gaetano Diglio. Per Palmieri, «generalizzare sull’opinione della popolazione detenuta è un grave errore: molti si sono ravveduti e dissociati dalle rivolte del mese scorso. Altri invece si lasciati andare anche a offese ai danni degli agenti, non comprendendo la gravità dell’emergenza storica».

Nel carcere di Lanciano, in Abruzzo, i 300 detenuti hanno fatto una donazione per il Covid Center del Policlinico Universitario Campus Bio-Medico a Roma. I fondi raccolti aiuteranno a sostenere il funzionamento del centro di cura specializzato nel trattamento di pazienti affetti da Covid19 che insieme a tanti ospedali in tutta Italia sta salvando la vita alle persone colpite dal coronavirus. I detenuti, in parte condannati all’ergastolo, avevano chiesto alla loro direttrice Lucia Avantaggiato la possibilità di mostrare la propria vicinanza al Campus Bio-Medico. Già in passato i detenuti di Lanciano avevano collaborato con l’Università Campus Bio-Medico di Roma, attraverso progetti di reinserimento. Il Rettore dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, Raffaele Calabrò ha espresso la sua gratitudine e vicinanza ai detenuti di Lanciano. «Il vostro – ha sottolineato il rettore – è un gesto di profonda umanità che vi fa esempio per tutti in questo periodo di incertezze nel quale non è retorico richiamarci con forza agli autentici valori di unità e umanità. Vi sono grato a nome dell’Università che guido e rappresento». Nella lettera, inoltre, l’Università ringrazia la direttrice Avantaggiato e tutti i detenuti per il loro generoso gesto in un momento così impegnativo e difficile, ed esprime ulteriormente la propria vicinanza e quella di tutto l’Ateneo nei confronti di chi è costretto a vivere questo tempo in carcere.

In altri penitenziari, invece, i detenuti hanno realizzato mascherine chirurgiche. E’ accaduto nella casa circondariale di Massa (Massa Carrara) dove i detenuti hanno realizzato 5mila mascherine consegnate alla farmacia dell’ospedale di Livorno. «L’idea di collaborare con le istituzioni penitenziarie – spiega Giuseppe Taurino, direttore del Dipartimento del farmaco della Usl Toscana Nord ovest – è nata all’inizio della pandemia da coronavirus, quando si verificò un fermento diffuso in tutte le carceri. Siamo andati a visitare la struttura di Massa dove esiste una sartoria industriale a tutti gli effetti, la cui produzione poteva facilmente essere riconvertita per realizzare mascherine chirurgiche». «Lì – continua – abbiamo trovato un’organizzazione efficiente e persone molto motivate che possono produrre fino a 5.000 pezzi al giorno: un numero importante che potrà contribuire ad accrescere la disponibilità e quindi a ridurre la presenza di eventuali speculatori. Dopo Massa anche nel carcere di Volterra (Pisa) potrà partire una produzione analoga, ma con numeri ancora più consistenti arrivando fino a 10mila mascherine al giorno».

I dispositivi, realizzati in Tnt (tessuto non tessuto) hanno le stesse caratteristiche di quelli ‘made in Toscana’ testati dall’università di Firenze e possono essere distribuiti alla cittadinanza, nei check point, ai visitatori delle strutture sanitarie territoriali e ospedaliere o, in generale, a tutti gli ambienti no-Covid. «La collaborazione tra istituzioni è sempre importante e determinante per una buona gestione del bene comune – sottolinea il direttore generale della Ausl, Maria Letizia Casani – ma lo è ancor di più in momenti di difficoltà e di emergenza, come quelli che stiamo attraversando». Alla consegna erano presenti anche Lisanna Baroncelli (direzione medica dell’ospedale di Livorno) e Francesca Azzena (Direttore Uoc Farmaceutica Ospedaliera).

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lunedì, 13 Aprile 2020 - 12:45
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