Sant’Antimo, inchiesta sui carabinieri infedeli: Perrotta torna in servizio. Nuove indagini, per il gip carenti i gravi indizi

Carabinieri
di Manuela Galletta

Da un lato l’iniziale contestazione della procura, dall’altra la strenua difesa del carabiniere che, suo malgrado, si è ritrovato risucchiato in un’inchiesta che alzato su uno spaccato militari dell’Arma infedeli. Nel mezzo nuove indagini, espletate all’indomani delle dichiarazioni che il carabiniere ha reso per motivare la sua innocenza. Daniele Perrotta, che all’epoca dei fatti contestati era alla guida della tenenza di Sant’Antimo, tenenza dove hanno lavorato diversi carabinieri travolti dallo scandalo di inizio anno sulle ‘divise sporche’, ha visto cadere le accuse di rifiuto d’atti d’ufficio e di procurata inosservanza della pena che si era declinate in un provvedimento, a firma del gip, di sospensione dall’esercizio dell’attività per la durata di dodici mesi. Nella giornata di oggi il giudice per le indagini preliminari Dario Gallo del Tribunale di Napoli ha infatti annullato la misura cautelare ritenendo insussistenti i gravi indizi di colpevolezza. La decisione è arrivata in seguito alla presentazione dell’istanza da parte dell’avvocato Mario Angelino, che assiste Perrotta.

A Perrotta, nello specifico, si contesta il non avere proceduto all’arresto di un non meglio identificato affiliato al clan Ranucci: questa circostanza era stata ricavata ascoltando alcune intercettazioni che sono al cuore dell’inchiesta sulle condotte di alcuni carabinieri finiti sotto i riflettori della procura. A seguito dell’applicazione della misura cautelare, Perrotta ha reso interrogatorio dinanzi al gip fornendo tutti i chiarimenti necessari a provare l’infondatezza della contestazione. Quei chiarimenti, così come sollecitato dall’avvocato Mario Angelino, sono stati oggetto di nuovi approfondimenti investigativi. Verifiche che hanno spinto il gip Gallo a ritenere non più sussistente la contestazione mossa a Perrotta. Il carabiniere resta tuttavia indagato, ma è facile immaginare che, dopo la valutazione del gip e quanto emerso dalle nuove indagini, la posizione di Perrotta possa essere destinata ad un’archiviazione.

Resta, invece, ancora aperto il capitolo su altri carabinieri interessati dall’inchiesta. A vario titolo sono contestati i reati di corruzione e di rivelazione di segreto d’ufficio. A seconda delle posizioni, la procura ha contestato piaceri fatti a un imprenditore borderline e a un affiliato al clan, Camillo Petito, in cambio di soldi o regalie. Per questa ragione la procura aveva anche contestato l’aggravante della matrice camorristica esclusa però dal gip che ha spiccato i provvedimenti restrittivi. La procura ha impugnato questa parte della decisione e ha proposto Riesame, chiedendo la ‘riattivazione’ dell’aggravante ma ad oggi l’udienza non è stata ancora discussa.

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mercoledì, 15 Aprile 2020 - 17:30
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