Caos per il boss scarcerato, il Tribunale di Sorveglianza costretto a spiegare le sue ragioni in una nota

Tribunale

Costretti a chiarire la genesi di una scarcerazione ‘eccellente’ a causa delle polemiche che si sono scatenate dopo il (distorto) risalto mediatico dato al caso. Costretti a riportare nel giusto solco la natura di un provvedimento sul quale si è consumata l’ennesima querelle politica con tanto di accuse sottili rivolte dal Pd alla magistratura.

Nel primo pomeriggio di oggi il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha diramato una nota per chiarire quanto accaduto con la scarcerazione di Francesco Bonura, l’imprenditore mafioso palermitano che ha ottenuto la detenzione domiciliare. Il provvedimento – si legge nella nota – è stato assunto in base alla «normativa ordinaria applicabile a tutti i detenuti, anche condannati per reati gravissimi, a tutela dei diritti costituzionali alla salute e all’umanità della pena». Nulla c’entra, come abbiamo spiegato in un articolo di approfondimento, il contenuto del decreto ‘Cura Italia’ che stabilisce la concessione della detenzione domiciliari a chi deve espiare un residuo pena inferiore ai 18 mesi: dalla concessione, infatti, sono esclusi numeri detenuti, tra i quali quelli condannati per mafia.

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Il Tribunale spiega che il detenuto era «affetto da gravissime patologie» e gli rimanevano da scontare 11 mesi, 8 con la liberazione anticipata. «Nel caso concreto – spiega il Tribunale – si tratta di un detenuto di anni 78, affetto da gravissime patologie cardiorespiratorie e oncologiche, condannato alla pena temporanea di anni 18 mesi 8 di reclusione, che avrà termine naturale tra meno di undici mesi, potenzialmente riducibili a otto per la concessione delle liberazione anticipata». Sono state, si legge ancora, «preventivamente acquisite informazioni di Polizia che garantiscono l’idoneità del domicilio, sottoposto ad assiduo controllo delle Forze di Polizia nel rispetto delle stringenti prescrizioni che impediscono qualsiasi uscita non autorizzata».

Un chiarimento che non sarebbe stato necessario se l’errato accostamento della scarcerazione di Bonura al decreto ‘Cura Italia’ non avesse sollevato uno sdegnato coro di proteste, spingendo il Pd a prendere verifiche sulla procedura di scarcerazione e spingendo il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ad attivare quelle verifiche.

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mercoledì, 22 Aprile 2020 - 19:19
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