Catanzaro, soldi in cambio di favori: disposto il processo per il giudice Petrini, il politico Tursi Prato e altri indagati

giudice martello

Il giudice Marco Petrini, presidente di sezione della Corte d’Appello di Catanzaro, dovrà affrontare un processo per le accuse che nello scorso gennaio si sono abbattute su di lui come uno tsunami. Il giudice per le indagini preliminari Giovanna Pacifico del Tribunale di Salerno ha accolto la richiesta di giudizio immediato avanzata dalla procura ed ha fissato la prima udienza del dibattimento per il 9 giugno davanti ai giudici del Tribunale di Salerno. Oltre a Petrini (sospeso dalle funzioni), a processo ci saranno anche Vincenzo Arcuri, Luigi Falzetta, Emilio Santoro, detto Mario, l’avvocato Francesco Saraco, e l’ex consigliere regionale ed ex parlamentare Giuseppe Tursi Prato.

Esce, invece, dall’inchiesta l’avvocato Maria Tassone che era stata accusata di avere avuto favori giudiziari dal giudice Pertini in virtù della relazione che aveva intrecciato con lui. Questo scenario aveva spinto la procura a contestare all’avvocato Tassone, finita ai domiciliari, il reato di corruzione in atti giudiziari. Ma il Tribunale del Riesame di Salerno ha invece annullato l’ordinanza cautelare, ritenendo che tra i due vi fosse sì una relazione ma che non fosse finalizzata a favorire l’avvocato Tassone.

Gli imputati sono accusati a varo titolo di corruzione in atti giudiziari per avere avvicinato, in qualità di diretti interessati o di faccendieri, il giudice Petrini facendosi promettere, in cambio di denaro o regali di vario genere, l’interessamento del togato in vari procedimenti giudiziari. Petrini, arrestato lo scorso 15 gennaio (oggi detenuto ai domiciliari in località protetta), ha deciso di rendere interrogatorio davanti ai pm ammettendo il funzionamento del sistema corruttivo. Oltre al magistrato hanno «reso confessione, in tal modo delineandosi il requisito della evidenza della prova», anche Emilio Santoro e Francesco Saraco. Secondo il gip «la prova, nei termini sopra specificati ed in riferimento al delitto qui contestato, appare evidente in ragione dei contenuti delle fonti di prova di seguito enunciate». Parte offesa riconosciuta dall’accusa è il ministero della Giustizia. Gli imputati avranno adesso dieci giorni di tempo per decidere se avanzare richiesta di giudizio abbreviato o se proseguire col rito ordinario.

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mercoledì, 22 Aprile 2020 - 19:38
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