‘Fase 2’ dimezzata, il sindaco di Udine chiede a Conte di riaprire bar e ristoranti. Filiera Italia: «A rischio 320mila locali»


Anticipare l’apertura di bar, ristoranti e negozi nelle realtà dove l’andamento del contagio è sotto controllo o prossimo allo zero. La ‘fase 2’ dimezzata, annunciata dal premier Giuseppe Conte, ha spinto alcuni sindaci e alcuni presidenti di Regione a chiedere formalmente al Governo deroghe speciali per potere riaprire. Le Regioni hanno, infatti, il potere di irrigidire le misure governative ma non la facoltà di allentare i legacci dei divieti. E, allora, ecco che i rappresenti di alcuni enti locali hanno deciso di rivolgersi al premier Conte per superare il blocco delle attività di ristorazione e dei negozianti che da più parti viene percepito come inutilmente ‘punitivo’ e sproporzionati per quei territori dove il Coronavirus ha allentato la presa.

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Il sindaco di Udine, Pietro Fontanini, ha inviato una lettera al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per chiedere di «prendere in considerazione il fatto di anticipare, per la città di Udine, le scadenze previste nel Dpcm di ieri». Secondo Fontanini, «mantenere ferma la data del primo giugno per la riapertura di bar, ristoranti e parrucchieri significa condannare a morte un intero comprato e creare drammatici danni economici il cui impatto sarà di portata decennale»: «Udine presenta dati tra i migliori del Nord Italia per quanto riguarda i casi di positività da Covid-19» e «anche l’autorevole rivista Forbes, attraverso un incrocio di parametri elaborati dalla società EY, individua in Udine e Pordenone gli unici capoluoghi di provincia del Nord Italia pronti alla ripartenza». Fontanini presenta poi al premier alcune cifre che testimoniamo, a suo avviso, il superamento della fase critica in città: «I numeri sui contagi da alcuni giorni sono stabili sotto i trenta casi sui 100.000 abitanti, con un indice in costante calo che si aggira attorno allo 0,5. Anche per quanto riguarda i decessi – aggiunge – la situazione è sotto controllo: ad oggi infatti i morti sono due». Per Fontanini, «Alla luce di questi numeri, le scadenze previste nel suo Dpcm di ieri, benché giustissime per realtà nelle quali la situazione è ancora critica, non trovano nel nostro caso una motivazione ragionevole».

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Dello stesso avviso è il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaiccini: «Anche a me – ha detto a 24 Mattina su Radio24 – hanno contattato tantissimi gestori di bar, ristoranti, parrucchieri, palestre, negozi. Ho visto che il presidente del Consiglio ha indicato delle possibili date. E’ giusto avere un’ipotesi di calendario. Mi permetto di dire: monitorando come va dal punto di vista epidemiologico, mi auguro che quelle date possano essere persino anticipate e lavoreremo perché questo sia possibile. Perché capisco che anche psicologicamente ci sono settori di lavoro dove le persone si domandano, oddio che fine farò».

Confidano in un ripensamento del governo anche il consigliere delegato di Filiera Italia Luigi Scordamaglia, che avverte sui danni del lockdown prolungato: «Prolungare la chiusura dei ristoranti fino al 1 giugno mette in pericolo i 320 mila locali che oggi danno lavoro a oltre 1,2 milione di persone e allo stesso tempo il 30% del fatturato dell’agroalimentare». Secondo Filiera Italia «il governo analizzi nuovamente questa misura, sarebbe, infatti, ancora possibile accelerare la ripresa della ristorazione con le dovute misure di sicurezza. La politica ha il dovere di farsi interprete delle esigenze del Paese». Per Scordamaglia «occorre seguire l’esempio di altri Paesi europei dove si sceglie se e come adattarsi alle proposte dei comitati scientifici. Oggi, infatti, informando per tempo gestori e lavoratori della ristorazione, nessuno esiterebbe a mettersi in regola per tutelare economia e salute». La conferma del prolungato stop per bar e ristoranti, aggiunge Filiera Italia, «non significherà solo mettere a rischio il canale dei consumi alimentari fuori casa, ma anche tutte le aziende e le filiere che lo alimentano». Un duro colpo che già si può leggere nelle cifre previsionali del settore, conclude il consigliere, «con un calo del 20% per quest’anno sulle vendite e per un drammatico effetto domino fino a -12% sull’export del 2020».

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lunedì, 27 Aprile 2020 - 14:26
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