‘Fase 2’, poco coraggio e provvedimenti orizzontali che danneggiano le regioni con meno contagi, i negozianti e il turismo

giuseppe conte
Il premier Giuseppe Conte (foto Kontrolab)

«Ci aspettavamo onestamente un’operazione più coraggiosa». Le parole del ministro renziano Teresa Bellanova riassumono la delusione degli italiani per la ‘fase 2’ annunciata ieri sera dal premier Giuseppe Conte. Dal 4 maggio riaccendono i motori molte imprese ma nei fatti si resta in una sostanziale fase di lockdown, tanto che in molti parlano oggi di ‘fase uno e mezzo’. Negozi chiusi almeno sino a metà maggio, attività di ristorazione che dovranno attendere ancora per essere davvero produttivi, divieto di spostarsi se non per motivi di necessità, di salute e di lavoro con l’aggiunta di potere fare visita ai parenti.

Il Governo ha deciso di tirare il freno a mano, annichilendo le enormi aspettative che si erano create attorno alla ‘fase 2’, la più difficile da affrontare sia sul piano della salute, dal momento che essa implica la convivenza con il virus e dunque alza la soglia del rischio contagio, sia su quello economico, dal momento lo stop forzato ha depauperato soprattutto le piccole e medie imprese sottraendo certezze di ripresa sull’immediato futuro. Ci voleva più coraggio, dice Teresa Bellanova. E, probabilmente, era necessario iniziare a ragionare su provvedimenti non orizzontali. Non uguali per tutta Italia ma diversificati, perché l’andamento del contagio varia da regione in regione e perché il tessuto economico e produttivo non è uguale ovunque. Se al Nord prolificano le grandi imprese e le imprese che hanno rapporti commerciali con l’estero, al Sud fanno da traino il turismo e un universo di piccole e medie attività commerciali.

Le misure orizzontali del Governo per la ‘fase 2’ vanno incontro alle pressanti richieste degli industriali del Settentrione di riaccendere i motori, ma tengono congelate quelle dell’indotto del turismo e dei negozianti, inclusi i parrucchieri, i barbieri e i centri estetici. E il paradosso è che la riapertura farà sentire il suo impatto maggiore in quei territori dove i numeri del contagio sono ancora più pesanti ma non in quelle regioni dove da giorni i nuovi casi oscillano tra 0 e 50. Basti pensare al Molise o alla Basilicata, dove il contagio non è più una minaccia: per loro valgono le stesse regole della Lombardia. Qui si sarebbero dovute aprire di più le maglie della vita sociale e lavorativa, lasciando alle Regioni e al ministero della Salute la possibilità di intervenire con ‘zone rosse’ in caso di aumenti anomali di casi positivi. Invece anche in questa ‘fase 2’ si è commesso lo stesso errore di due mesi fa, quando si è avuto il timore di elevare la Lombardia a ‘zona rossa’ e si è preferita la strada di fare dell’Italia intera ‘zona protetta’, imponendo a tutti le stesse condizioni.

Resta poi il dato, disarmante, degli aiuti economici. Nelle casse delle imprese non sono ancora arrivati gli aiuti dello Stato. Non a tutte, per lo meno. Ci sono stati dei ritardi nelle procedure di liquidazione, vuoi perché ci si è trovati sommersi da migliaia e migliaia di domande, vuoi perché si è impantanati nella palude della burocrazia. La conseguenza è che le imprese non hanno ossigeno, quello necessario per ripartire. Ne faranno le spese le imprese più deboli: quelle con fatturati milionari riusciranno a navigare nel mare in tempesta e a tenere la barra dritta sino a quando non si sbloccherà la liquidazione dei fondi stanziati; condannati alla morte commerciale i negozianti e tutti quelli – per intenderci – che vivono grazie al giro di cassa. Qui non v’è bisogno solo di un immediato paracadute economico per fare fronte alle spese vive che vanno onorate benché le attività siano ferme ma c’è bisogno di fatturare. E per fatturare c’è bisogno di aprire, ma soprattutto che venga garantita la mobilità dei potenziali clienti, i quali invece – anche nella ‘fase 2’ – saranno costretti a muoversi esclusivamente per ragioni di lavoro, di salute e di necessità. Legacci stringenti che hanno provocato anche qualche paradosso: dal 4 maggio si potrà andare a trovare un parente a 20 chilometri di distanza, ma non si potrà fare visita al fidanzato/fidanzata che vive nel comune accanto. Ci voleva più coraggio, ma vi era anche bisogno di una strategia diversificata che guardasse alle peculiarità produttive di ciascuna regione e alla situazione sanitaria di ogni singolo territorio.

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lunedì, 27 Aprile 2020 - 10:46
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