Carceri, Dap nella bufera: Bonafede chiama il pm della ‘trattativa Stato-mafia’ Tartaglia come vicecapo

Roberto Tartaglia magistrato Dap
Roberto Tartaglia, magistrato di origini napoletane ma siciliano d’adozione

Il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e il suo capo Francesco Basentini sono nell’occhio del ciclone. I domiciliari concessi al boss dei Casalesi Pasquale Zagaria perché dal Dap non sono arrivate per tempo le indicazioni sollecitate dal Tribunale di Sorveglianza su alternative strutture penitenziarie in grado di soddisfare l’esigenza di cure di cui Zagaria necessita hanno fatto levare un coro di proteste soprattutto contro Basentini. E così Bonafede prova a rafforzare il Dipartimento chiamando in organico un magistrato di origini napoletane ma siciliano d’adozione, il 38enne Roberto Tartaglia, che insieme a Nino Di Matteo, Vittorio Teresi e Francesco Del Bene ha rappresentato l’accusa al processo sulla trattativa Stoato-Mafia.

E’ di oggi la notizia che il Guardasigilli ha inviato al Consiglio superiore della magistratura la richiesta di destinatari Tartaglia al ruolo di vicecapo del Dap. Tartaglia è attualmente consulente della commissione Antimafia, organo parlamentare presieduto dal grillino Nicola Morra: durante il suo incarico, cominciato nel marzo del 2019, si è occupato di lavori di inchiesta e, tra l’altro, della “discovery” seguente alle delibera di declassificazione che ha consentito la conoscenza di atti che erano coperti da segreto, come le audizioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ha partecipato a incontri internazionali per illustrare all’estero la disciplina italiana in materia di criminalità organizzata, reati contro la pubblica amministrazione e contrasto patrimoniale ai fenomeni illeciti.

Per dieci anni è stato sostituto procuratore della Repubblica a Palermo, dove è arrivato nel 2011 quando l’ufficio era guidato da Francesco Messineo e ha anche fatto parte della Direzione distrettuale antimafia. Ha seguito indagini e processi legati agli assetti mafiosi più attuali occupandosi di alcuni dei mandamenti più importanti del capoluogo siciliano: si è occupato, tra l’altro, di indagini sui clan di San Lorenzo e Brancaccio e della maxi inchiesta Apocalisse, che ha portato all’arresto di quasi cento mafiosi. Nella sua carriera, in particolare, è stato delegato alla gestione di numerosi detenuti sottoposti al regime del 41 bis, fra questi: Salvatore Riina, Leoluca Bagarella, i fratelli Giuseppe e Filippo Graviano; Antonio, Giuseppe e Salvatore Madonia; e Salvatore Lo Piccolo. Prima di diventare magistrato è stato avvocato e dottore di ricerca alla Seconda Università degli studi di Napoli.

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martedì, 28 Aprile 2020 - 15:44
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