Mascherine obbligatorie sui mezzi, l’idea di distributori automatici nelle stazioni. Scoppia la polemica sui prezzi

mascherine chirirgiche
Mascherine chirurgiche

Mascherine obbligatorie per chi prende i mezzi pubblici. Così ci sposteremo dal 4 maggio in poi su bus, treni e metropolitane. Per agevolare gli utenti, dunque, è allo studio, da parte del Ministero delle Infrastrutture, l’ipotesi di affiancare ai distributori di biglietti anche quelli di dispositivi di protezione. Lo ha annunciato il ministro Paola De Micheli: «Stiamo provando a capire – ha detto nel corso di un’intervista – soprattutto per le aziende più grandi di trasporto pubblico locale, se si possono immaginare dei punti di distribuzione e vendita delle mascherine vicine ai luoghi di bigliettazione elettronica. E’ un’ipotesi di lavoro per aiutare il più possibile le persone».

Un’idea che andrebbe incontro ai passeggeri che magari hanno semplicemente dimenticato la mascherina a casa, visto che l’obbligo determina la necessità da parte dei controllori di lasciare a piedi la persona che non la indossa. «Queste situazioni – ha aggiunto il ministro – si sono già avute per altri mezzi di trasporto in passato, perché questo tipo di obbligo lo abbiamo introdotto per le compagnie aeree già da marzo. Ma sono sicura che dopo questo periodo di Covid tutti si metteranno la mascherina».

Sempre nell’ottica di venire incontro ai cittadini, il Commissario straordinario Domenico Arcuri ha trovato un accordo con l’Ordine dei farmacisti, Federfarma e Assofarm riguardo alla cifra indicata dal governo per la vendita delle mascherine anticipata dal premier Giuseppe Conte nel corso della conferenza stampa di domenica sera. Il premier aveva auspicato la possibilità che venissero vendute a 50 centesimi cadauna per evitare speculazioni.

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All’indomani della comunicazione di Conte la vicepresidente di Confcommercio, Donatella Prampolini ha sottolineato che «con le attuali dinamiche di mercato il prezzo massimo di 50 centesimi è una cifra che non sta né in cielo né in terra» Le aziende hanno in carico le mascherine ad un prezzo maggiore e chiede di rivederla portandola almeno a 60 centesimi. «Altrimenti – dice- l’effetto immediato sarà che smetteremo di importarle. Intanto molte aziende hanno bloccato vendite e ordini».

L’accordo siglato da Arcuri prevede che alle farmacie che hanno acquistato mascherine e dispositivi di protezione ad un prezzo superiore ai 50 centesimi verrà garantito un «ristoro ed assicurate forniture aggiuntive tali da riportare la spesa sostenuta, per ogni singola mascherina, al di sotto del prezzo massimo deciso dal governo». In questo modo, precisa Arcuri, tutte le farmacie e parafarmacie potranno venderle al massimo a 50 centesimi al netto dell’Iva.

Inoltre nelle prossime settimane 660 milioni di mascherine chirurgiche saranno sul mercato italiano ad un prezzo medio di 38 centesimi di euro al pezzo. A produrle saranno cinque aziende italiane – la ‘Fab’, la ‘Marobe’, la ‘Mediberg’, la ‘Parmon’ e la ‘Veneta Distribuzione’ – che hanno già siglato i contratti con il commissario straordinario per l’emergenza.

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martedì, 28 Aprile 2020 - 09:20
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