Ultimatum di Renzi a Conte: «Non abbiamo tolto i pieni poteri a Salvini per darli a altri. Ora la politica smetta di abdicare»


Parla dieci minuti, lo stesso tempo concesso ai senatori chiamati a fare osservazioni sull’informativa del premier Giuseppe Conte sull’emergenza Coronavirus. E lo fa spostando la tattica, a lui cara, della carota e del bastone sulla dura reprimenda. Per Conte c’è solo un complimento: «Lei è stato bravo a dare parole di calma e rassicurazione, e di questo gliene va dato atto». Poi è un crescendo di critiche che sfocia nell’ultimatum. Ultimatum che il senatore di Forza Italia Ignazio La Russa, intervenuto subito dopo il leader di Italia Viva, riassume così: «E’ evidente che non lei (Conte, ndr) non ha più la maggioranza. Se ho capito bene Matteo Renzi ha detto: io ti ho creato, io ti distruggo».

Certo, Renzi – fuoriclasse dell’eloquio – non ha usato termini così concisi ma il messaggio risuonato a Palazzo Madama è di quelli da fare ballare la sedia sulla quale il presidente del Consiglio è seduto. «Io rivendico di avere contribuito a formare un altro governo quando Salvini rivendicava pieni poteri – osserva Renzi – Ma non abbiamo negato i pieni poteri a lui per darli altri». E, allora, «se lei ci vorrà al suo fianco, noi ci saremo. Se ci vorrete su un crinale populista per dire alla gente ciò che vuole sentirsi dire, noi non ci saremo. Se lei sceglierà la strada del populismo noi non ci saremo, se sceglierà la strada della politica noi saremo là». Parole chiare, nette. Che chiudono un discorso di aperta critica alla mancata visione politica di gestione dell’emergenza e della cosiddetta ‘fase 2’. Renzi parte contestando «il paternalismo populista» con il quale, a suo dire, è stata affrontata l’emergenza, prosegue difendendosi dagli attacchi subiti quando un mese fa rimarcò la necessità di fare partire il Paese («Nessuno le ha chiesto di riaprire tuto, chi lo dice andrebbe ricoverato lui per primo») e va all’affondo sulle ‘libertà negate’, punto questo che accomuna Italia Viva alle opposizioni, e sulla ‘supremazia’ decisionale concessa ai virologi. «Non possiamo delegare tutto alla comunità scientifica. Questo Paese negli ultimi 30 anni ha già avuto dei momenti in cui si è fermato ed ha abdicato di fronte alla magistratura e di fronte ai tecnici dell’economia – incalza – Ora noi non possiamo pensare di fare decidere ai virologi come combattere la disoccupazione o la carneficina di posti occupazionali o di decidere la qualità della vita tra di noi. Ora tocca alla politica».

E tocca alla politica affrontare l’altro drammatico scenario disegnato dall’emergenza sanitaria, quello della crisi economica, che non ha toccato gli italiani in egual misura. «In questo momento c’è una divisione profonda: tra garantiti e non garantiti – spiega Renzi – Chi, come anche noi, ha un posto di lavoro o uno stipendio che arriva a fine mese, vive questa fase con relativa preoccupazione: ha timore per la sua salute ma pensa che ce la faremo. Poi c’è tutta una fetta di persone, partite iva, baristi, ristoratori che stanno piangendo la notte perché non ce la fanno economicamente». Ecco perché, insiste Renzi, in questa fase 2 «non basta giocare sulla paura e sulla rassicurazione. Ma servono visione, politica e scelte coraggiose». «Non si può proseguire come abbiamo cominciato. Io vorrei che lei desse un occhio in più ai dati dell’Istat e meno ai sondaggi», è l’invito. Né mancano le critiche sulla compressione delle ‘libertà’: «Il punto è che in momenti di emergenza come questo, lo ha detto con chiarezza il presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia, la Costituzione è la bussola. Non abbiamo mai avuto un quadro derogatorio così ampio come in questo momento, nemmeno durante il terrorismo. Allora richiamarla in questo momento a un uso diverso del dpcm, non è atto di lesa maestà. Non può essere un dpcm a decidere se l’amicizia è vera o non è vera. Non può essere il dpcm a dire se è un fidanzamento è stabile o no. Questo ci avvicina a uno stato etico, non a un stato costituzionale».

E, infine, la bastonata più severa: «Lei, presidente, ha detto ben 11 volte ‘Noi consentiamo’. Nel campo delle libertà costituzionali il presidente del Consiglio come qualsiasi parlamentare non consente perché le libertà costituzionali vengono prima di Lei. La libertà costituzionale le permette di stare lì, è quella visione tipica dell’Ottocento che viene richiamata da uno che dice consento ad altri la libertà. Lei non la consente la libertà la riconosce la libertà». Unica nota stonata del discorso: il richiamo alle vittime del Coronavirus per sostenere la necessità di fare ripartire l’Italia.

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giovedì, 30 aprile 2020 - 18:43
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