Carceri nel caos, il capo del Dap Basentini si dimette e il ministro della Giustizia tace. Salvini attacca: «Via anche Bonafede»

Francesco Basentini Dap
Francesco Basentini fu nominato alla guida del Dap nel giugno del 2018

Alla fine si è dimesso. Francesco Basentini, magistrato di Potenza, ha lasciato la guida del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria dove si era insediato il 27 giugno del 2018. La notizia è stata comunicata da un esponente della Lega, commentata in senso affermativo dal deputato e responsabile giustizia del Pd Walter Verini e infine confermata dal segretario del Sappe Donato Capace che dice di avere parlato col diretto interessato, mentre nessuna nota è pervenuta né dal ministero della Giustizia né tantomeno dal Guardasigilli Alfonso Bonafede.

La resa di Basentini, inevitabile, è arrivata a seguito della clamorosa scarcerazione del boss dei Casalesi Pasquale Zagaria che ha rinvigorito le già pesanti contestazioni e critiche mosse a Basentini dall’inizio dell’emergenza sanitaria da Coronavirus. Al capo del Dap è stata infatti imputata, soprattutto da Italia Viva ma anche dalla Lega, una cattiva gestione della rivolta nelle carceri che in alcuni casi si è declinata in importanti danneggiamenti delle strutture penitenziarie (come a Modena, dove si sono registrati 3 morti e si è reso necessario il trasferimento di 80 detenuti per inagibilità di parti della prigione), mentre dal mondo dei penalisti si è levato alto il disappunto sulla mancata trasparenza circa i numeri dei contagiati tra detenuti e agenti della polizia penitenziaria. La scarcerazione di Zagaria è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Il Tribunale della Sorveglianza di Sassari ha infatti disposto i domiciliari, nel Bresciano, della mente economica dei Casalesi perché Zagaria necessitava di cure mediche importanti che non gli venivano assicurate in carcere e che non potevano essergli garantiti dagli ospedali vicini trasformati in Covid hospital. Tuttavia, prima di disporre i domiciliari, il Tribunale di Sorveglianza di Sassari aveva investito il Dap del compito di individuare una struttura carceraria che fosse in grado di assicurare a Zagaria, detenuto in regime di 41bis, le cure necessarie: la richiesta è rimasta inevasa per ben 14 giorni, di qui la decisione, inappuntabile, del Tribunale di Sorveglianza di concedere i domiciliari a Zagaria. Questo episodio ha segnato l’uscita di scena di Basentini. Un passo indietro che era nell’aria. Benché il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede non si sia mai pronunciato sul ruolo del Dap rispetto al caso Zagaria (né per muovere critiche né in segno di difesa), il Guardasigilli era corso ai ripari procedendo a chiamare un vicecapo del Dap, il 38enne Roberto Tartaglia che dal 2019 era consulente della Commissione antimafia guidata dal grillino Nicola Morra.

La mossa di Bonafede aveva lasciato intendere che vi fosse la necessità di assicurare una ‘guida’ al Dipartimento non appena Basentini avesse fatto dietrofront. Dietrofront accolto con soddisfazione dalla Lega, che alza il tiro chiedendo la testa di Bonafede: «Le dimissioni del direttore del Dap Francesco Basentini non bastano a cancellare quanto successo in poche settimane tra carceri in rivolta, morti, evasioni e perfino mafiosi e assassini usciti a decine di galera. Il ministro Bonafede è il primo responsabile: dimissioni!», ha commentato Matteo Salvini. Anche il Pd – che non aveva mai sollecitato le dimissioni di Basentini – accoglie con favore le dimissioni, spiegando che quello di Basentini è un «un gesto giusto e non inatteso, di cui gli va dato atto».
Adesso però si apre la successione a Basentini. Il deputato e responsabile giustizia del Pd Valter Verini chiede «una figura autorevole, capace e all’altezza della delicata situazione».

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venerdì, 1 Maggio 2020 - 14:41
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